Ill.mo Onorevole Giuseppe Andrea Angeloni, caro concittadino, lei non c’è più da tanto tempo, io non ero ancora nato, ma l’ho conosciuta fin da bambino quando, nella stazione ferroviaria di Roccaraso, un giorno mi trovai al cospetto della lapide che la ricorda per essere stato lo strenuo propugnatore delle ferrovie abruzzesi ed in particolare di quella che attraversa la nostra Roccaraso; a un certo punto definita “la Napoletana” e sa perché?
Non avrebbe mai immaginato che questa ferrovia da lei voluta per agevolare il trasporto dei prodotti ovini con la massima celerità e soprattutto per procurare il riscatto di queste popolazioni da un atavico isolamento, avrebbe immediatamente portato a questo secondo e più nobile obiettivo. Infatti già dopo tre anni dalla sua inaugurazione, nel 1900, soppiantata l’antica diligenza che seguiva la Via degli Abruzzi, o se vuole la Via della Lana, con l’arrivo dei primi viaggiatori la Locanda della Posta di Giuseppe Del Castello fu trasformata nel primo albergo di Roccaraso, il Monte Maiella.
E ancora dopo tre anni sorse il secondo ad opera di uno chef, Angelo Di Sciullo, e di un maggiordomo di cui non ho mai saputo il nome, entrambi originari di Villa Santa Maria, tornati in questa terra dopo aver abbandonato il servizio presso un nobile e ufficiale militare in Svizzera.
Poi, fu la stessa ferrovia a portare, promosso dal Touring Club Italiano, la nobiltà romana per assistere e
partecipare nel febbraio del 1910 al Primo Convegno di Sci organizzato sugli Appennini.
A questo punto la storia della ferrovia, come può ben immaginare, corse veloce sui binari, che nella stazione di Roccaraso ne erano diventati ben cinque, per accogliere i numerosi treni che scaricavano migliaia di sciatori e persino i Reali di Savoia con il loro Treno Reale. Prima da Roma, ma ben presto da Napoli sciatori e turisti si moltiplicarono in maniera eccezionale. Fu il trionfo del turismo che soppiantò le migliaia di capi ovini che avevano fatto la fortuna della sua famiglia e di tante altre della zona.
Nel frattempo un nemico si era prospettato all’orizzonte: l’automobile. Cos’è? Semplice, un piccolo, piccolissimo e terribile treno con le ruote in gomma che corre libero sulle strade, che per lei sono diventate lisce e nere.
Si è arrivati agli anni duemila, quando il suo treno ha fischiato per l’ultima volta all’uscita delle gallerie e all’ingresso delle stazioni. Sì, lo so, le sto procurando una fitta al cuore, ma deve accettare quel progresso che lei portò su queste terre e che oggi si è trasformato. L’automobile ha soppiantato il treno.
Però, e sì, c’è un però, ed è quello attraverso il quale lei deve tornare quaggiù. Ci deve rimettere mano. Noi la eleggeremo di nuovo al Parlamento e lei si adopererà per rilanciare effettivamente questa linea in chiave turistica. C’è bisogno di una persona intelligente, energica e risoluta, che sa guardare al futuro.
A dire il vero con qualche treno storico hanno rincominciato saltuariamente a trasportare diversi viaggiatori, che rimangono tutti ammirati dalle montagne verdi o colorate d’autunno o diventate candide per la neve; gli Altopiani distesi all’infinito sorprendono lo sguardo, ma poi tutto finisce così.
Quando giungono nei paesi stentano a trovare una vera accoglienza turistica. La nostra Roccaraso ultimamente viene anche superata e direi
ignorata dal treno. Insomma si dovrebbe mettere mano seriamente per rendere questa linea effettivamente turistica, sull’esempio di quelle svizzere, che sono un modello di attività turistica costante ed encomiabile.
Credo che un fiore all’occhiello, un elemento trainante della sua ripresa in chiave turistica, la qualità del servizio, possa essere un treno ristorante. Da Sulmona a Isernia e viceversa ci sono prodotti del territorio che opportunamente valorizzati e portati sui tavoli di quei vagoni costituirebbero un forte elemento di attrazione e soddisfazione.
Abbiamo uno chef mondiale e chi più di lui potrebbe presentare gustosi e insuperabili piatti d’eccezione. Sono certo che Niko si tufferebbe a piè pari in una iniziativa del genere. Sarebbe per lui una nuova e credo avvincente sfida da condurre col marchio della Fondazione delle ferrovie italiane.
E poi i paesi, che invece di sperperare soldi pubblici inutilmente, dalla sua autorità ritrovata, sono certo, verrebbero sollecitati e direi bacchettati a destinare quelle risorse a corredo della ritrovata ferrovia.
C’è da investire lungo la sua linea, anche con altre attività che non esistono o che sono poco curate o che non sono viste come un elemento da sviluppare in sinergia col treno, che non deve essere per forza storico. Potrebbe essere un treno d’avanguardia, che faccia intravedere che la strada da percorrere, o per meglio dire il binario può portare a una rigenerata attività di ospitalità, che guardando al successo consolidato delle ferrovie d’oltralpe, conduca a risollevare le nostre asfittiche sorti turistiche, piuttosto acciaccate e voglio sperare desiderose di riscatto.
Venga, c’è bisogno di lei.
Ugo Del Castello












