C’era una volta il lupo, il padrone incontrastato del bosco, il cui ululato incuteva timore e rispetto. Appunto, c’era una volta…, oggi purtroppo non c’è più. Il nostro Lupo si è smarrito ancora una volta nel fitto Pineto, perdendo di nuovo il sentiero per la caccia, l’istinto predatorio, l’unità del branco. Gli atletici e compatti pini – a volte trasformatisi in esili e cadenti fuscelli al primo leggero alitare del vento – hanno imbrigliato con i loro rami e punto con i loro aghi un lupo spaesato e privo di reazione, che ha provato a reagire solo qualche minuto prima che spuntasse la luna, così da dare l’impressione di ululargli contro.
L’ancestrale lato oscuro, selvaggio e primordiale, ha lasciato spazio alla più mansueta forma di addomesticazione. Quello che un tempo, nelle fiabe più antiche, ha rappresentato sempre quella figura simbolica di pericolo e di voracità, si è trasformato proprio in uno di quei personaggi ai quali la sua presenza avrebbe dovuto incutere terrore, insomma da lupo cattivo a cappuccetto rosso-blù…
Esattamente come la passata stagione, anche questa volta, la “squadraccia” biancoazzurra dei dintorni di Pescara ci lascia accucciati a leccarci le ferite. Purtroppo è successo di nuovo, il Pineto (voto 7), come oramai da prassi, espugna con merito l’“Axum Molinari Stadium”, dimostrandosi superiore dal punto di vista tecnico, tattico, agonistico e caratteriale; sprizzando sin da subito, al contrario dei nostri, quella sacra voglia di vincere.
Dall’altro lato un Campobasso (voto 4,5) spento, fermo, a tratti abulico e nervoso, che ha regalato l’intero primo tempo al gioco avversario, subendo nei minuti di recupero (45′ + 3) il gol vittoria con un gran tiro dell’ottimo Bruzzaniti. La musica non è cambiata nella seconda frazione, nella quale il Campobasso ha subìto ancora la supremazia avversaria sia a centrocampo sia sulle fasce laterali, regalando ai sempre numerosi e magnifici tifosi (voto 9), qualche emozione e occasione da gol, mancata malamente, solo negli ultimi scampoli di partita. Forse sarebbe il caso che Mister Zauri (voto 4,5) riveda l’assetto tattico, fornendo un maggiore equilibrio tra i reparti, che francamente, come dimostrato fin’ora, non sembra esserci – i 7 gol subiti in tre partite gridano aiuto – Ripensare e cambiare le proprie convinzioni non è un limite, bensì una dote.
Attingendo ancora alla metafora iniziale del bosco, il poeta Robert Forst, ne “La strada non presa” ricorre, come immagine allegorica, proprio a un bivio di un bosco, quale luogo di profonda introspezione, di ricerca e trasformazione…
Adesso testa, gambe e cuore al Pontedera. Come finirà? Lo scopriremo nella prossima favola…




















