L’ospedale civile di Agnone che intitolammo a San Francesco Caracciolo 20 anni fa era il fiore all’occhiello della sanità molisana e non solo. Ne avevamo fatto un centro di riferimento sanitario per un territorio montano e marginale a cavallo tra l’Abruzzo e il Molise.
Un ospedale ristrutturato con i bagni nelle camere una moderna sala operatoria dotata di una colonna attrezzata per la rianimazione e la gestione postoperatoria dopo interventi complessi che pure venivano eseguiti grazie ad una equipe di professionisti di alto profilo.
Facemmo installare una tac e addestrammo i nostri operatori ad utilizzarla, con un pronto soccorso di primo livello H24; furono sostituite e ristrutturate le cucine fatiscenti, la morgue ed il pronto soccorso, l’ingresso con il bar insomma un ospedale degno di essere definito tale dove dare risposta efficace alle patologie di base e di più.
C’erano professionisti anche esterni in convenzione che pur senza un reparto garantivano un’assistenza ambulatoriale in qualche caso unica in tutta la regione quale fu la reumatologia e poi c’era l’oculistica unica nella provincia di Isernia.
Insomma un ospedale che venivano a visitare da tutta Italia come un modello di presidio sanitario in un’area montana, efficiente, funzionale e dai costi sostenibili.
Allora per tutta la ASL alto Molise si spendeva meno del 5% del fondo sanitario regionale che era assolutamente compatibile con la gestione del fondo stesso fino ad essere inserito su nostra richiesta, sostenuta dai consiglieri regionali del territorio, in una norma regionale.
Aver smantellato questo ospedale che dava non solo risposte sanitarie ma era un presidio fondamentale per l’economia, l’occupazione la sicurezza la sopravvivenza di questo territorio, rappresenta una colpa grave, storica, incomprensibile, ingiustificata, di tutta la classe dirigente di questa regione.
Aver in definitiva accettato che ciò accadesse ci riguarda tutti e oggi sta arrivando l’epilogo atteso ed inevitabile perché un ospedale o è tale o non è e può diventare addirittura pericoloso.
E allora se si vuole rimediare c’è bisogno di una lotta vera, forte , di popolo che veda in campo tutte le istituzioni locali innanzitutto con gli eletti pronti anche a rimettere il loro mandato senza le risposte adeguate, con proposte serie e innovative che prefigurano un modello anche per attrarre i professionisti altrimenti e’ solo un lamento dire che non si trovano.
Ad esempio prevedendo l’aggiunta di una significativa quota allo stipendio legata al disagio con l’offerta di servizi importanti per il trasporto, la casa e le utenze relative, comprese quelle digitali; l’ospedale poi va dotato di attrezzature e tecnologie d’avanguardia oggi disponibili che garantiscano la sicurezza dei pazienti e degli operatori.
Sperimentando inoltre nuovi protocolli assistenziali in associazione con università e altre simili realtà ospedaliere e territoriali nazionali ed estere per coinvolgere le migliori professionalità verso un’esperienza stimolante e appagante e non di ripiego.
L’ospedale di area disagiata che va ripristinato deve significare anche questo: sostenere il disagio degli operatori e dei pazienti con misure specifiche e straordinarie ma anche innovative e attrattive.
Credo che vada riconfermata la quota del 5% del fondo sanitario regionale come costo sostenibile per la sanità di tutta un’area disagiata gestito da una Struttura Amministrativa ad hoc.
Sul modello di ospedale si parta da quello che era il presidio di Agnone ma si guardino anche altre esperienze in territori simili in Italia specie nei territori montani del nord.
Io credo come tutti voi in questa battaglia che più di ogni altra segnerà il destino di questo territorio come già sta accadendo e sono fiducioso che insieme a chi vorrà sostenerla a livello locale e regionale potrà essere vinta perché è una scelta che può e deve fare questa regione e non Roma come falsamente si vuol fare credere.
Giovanni Di Pilla – ex direttore generale Asl1 Alto Molise
















