Immagini che sono legate da una linea discontinua, tracciata già prima dell’otto settembre dalla Wermacht, dalle propaggini del Mare Tirreno a quelle del Mare Adriatico; sulle creste dei monti, attraversando boschi e seguendo più in basso il corso dei fiumi, il Rapido, il Volturno e il Sangro. Fu denominata dai tedeschi Linea Gustav. Da una parte, a nord, l’esercito tedesco ed in particolare, per quello che riguarda le tre località, i Fallschirmjäger o se volete I Diavoli Verdi, dall’altra parte, a sud l’esercito Alleato. Tre località note all’epoca: la prima per l’antica Abbazia Benedettina, la seconda per essere una delle migliori località turistiche e sciistiche della montagna italiana, la terza per il suo mare e il turismo estivo.
Cassino, Roccaraso e Ortona. Tutte e tre, per varie ragioni ridotte in frantumi dall’uno e dall’altro esercito.
A Cassino, baluardo ingiustificato per giungere gli Alleati a Roma, dove con alcuni massicci bombardamenti Alleati e una strenua battaglia la distruzione fu totale.
A Roccaraso, posta al centro di quella linea immaginaria, per via del suo valico che con una strada e una ferrovia tagliava l’Appennino in due parti per giungere parimenti a Roma e verso il Nord e la Germania, la distruzione fu totale per via del completo minamento delle case e degli alberghi; qui non ci fu battaglia, ma i tedeschi, oltre che per ragioni di guerra “terra bruciata”, infierirono per i tanti nomi dei Savoia conferiti a strade, alberghi e rifugio.
A Ortona, sotto Natale del 1943 la battaglia fu cruenta, distruttrice di uomini e di case. Si scontrarono tedeschi e canadesi, migliaia furono le vittime al punto di erigervi successivamente due cimiteri di guerra, uno tedesco in loco e uno canadese a qualche chilometro di distanza.
Gli Fallschirmjäger si impiantarono in questi giorni di settembre a Roccaraso e nel giro di un mese e mezzo realizzarono un baluardo intransitabile intorno al suo valico con trincee, postazioni di ogni genere, minamenti lungo la strada, (nel dopoguerra gli sminatori dovettero rimuovere qualcosa come 10.000 ordigni di ogni genere) tali da impressionare gli Alleati, i quali, anche per via dell’incombente stagione invernale, preferirono tentare lo sfondamento della Linea verso l’Adriatico.
Quando i Paracadutisti tedeschi, a fine novembre capirono la manovra, abbandonarono Roccaraso, dopo averla distrutta con i loro genieri, e si spostarono a Ortona.
Terminata la battaglia di Natale, la quale conferì alla cittadina abruzzese l’appellativo di “Stalingrado d’Italia”, e alla loro 1^Divisione, denominata Heidrich, la decimazione, rinvigoriti furono trasferiti a Cassino, dove diedero filo da torcere agli Alleati, occupando le pendici e i dintorni del Monastero fino a primavera inoltrata del 1944.
Insomma tre località legate dalla Linea Gustav, dalla distruzione totale, dalla 1^ Divisione Paracadutisti Heidrich. Forse sarebbe il caso di promuovere un gemellaggio.
Ugo Del Castello

















