È stata la pubblicazione della foto in copertina su Facebook da parte di Marco Tardelli, che l’ha ricevuta da Mariella Scirea, moglie del compianto Gaetano, a farmi tornare indietro con la mente di quasi quarant’anni con i ricordi di un periodo che potrebbe definirsi epico per Roccaraso; è quasi il tempo giusto.
Quando, grazie alla prontissima intraprendenza del Sindaco Mario Liberatore e della irripetibile collaborazione della nostra comunità, Roccaraso ospitò tra aprile e maggio del 1986 il ritiro in quota della Nazionale Italiana di Calcio in procinto di partire per i Mondiali di MEXICO ‘86.
Non ricordo bene se fu di questi giorni autunnali o di quelli di metà inverno dell’86 quando, durante la consueta riunione mattutina di una decina di minuti che si teneva in Comune con il Sindaco, il mio collega di lavoro Fabrizio lo informò di un articolo apparso sul Corriere dello Sport di quel giorno.
Era in merito alla necessità espressa dall’allenatore Bearzot di svolgere una preparazione in quota per superare meglio le difficoltà imposte dalle altitudini di alcuni stadi messicani. Ci fu un solo attimo in cui tutti ci guardammo in faccia e all’unisono
pronunciammo la frase perentoria: devono venire a Roccaraso! Mario Liberatore prontamente individuò due nomi su cui contare. Il primo di colui che praticamente doveva dare il placet medico, il Prof. Leonardo Vecchiet, medico della Nazionale, che insegnava all’Università di Chieti. Il secondo del Ministro Remo Gaspari, che aveva un rapporto molto stretto con Roccaraso e che avrebbe dovuto sostenere in nostro desiderio, la nostra totale disponibilità ad organizzare ogni cosa “a qualsiasi costo”.
Per farla breve sbaragliammo ogni possibile concorrenza. Il tempismo con cui si mosse il Sindaco fu travolgente e Roccaraso ottenne il privilegio di ospitare il ritiro della Nazionale campione del mondo nella precedente edizione spagnola dell’82.
Quando si avvicinarono i giorni del ritiro ci fu un momento di generale trepidazione e di incertezza sul da farsi, perché il 26 aprile Chernobyl mise in allarme il mondo intero. Ma poi tutto si risolse e la squadra arrivò qualche giorno dopo.
Roccaraso effettivamente si tinse d’azzurro, ad iniziare dal cielo che in quei giorni mostrò il suo vero e giusto colore. In ogni angolo del paese i fiori abbondarono, meglio di Sanremo; nastri e coccarde azzurre e tricolori pendevano dovunque; i negozi si erano attrezzati con svariati tipi di souvenir; i locali pubblici misero fuori in anticipo sedie e tavolini rinnovati per l’occasione e qualche bar inventò un attraente cocktail azzurro; una galleria di quadri fece disegnare ad un noto artista un fantasioso calciatore in posa acrobatica, che poi tutti rassomigliarono a Donadoni; insomma un fermento di idee ed una organizzazione quasi perfetta caratterizzò Roccaraso agli occhi delle migliaia di tifosi che nei giorni successivi giunsero da ogni parte del centro-sud. Tutti i media convenuti apprezzarono l’ospitalità prodotta.
Ma il lavoro più importante interessò il campo sportivo. Fu rifatto il manto erboso, furono rifatti e migliorati gli spazi degli spogliatoi; furono installate due file di tribune, ma non bastarono, il pendio della statale che scende alle spalle di una porta del campo di calcio divenne una tribuna naturale gremita all’inverosimile. Migliaia di auto invasero il paese e dovettero parcheggiare tra i grandi prati che ci circondano.
Il rispetto della quota fu assicurato in due modi. Si scelse l’Hotel Boschetto su all’Aremogna a 1.650 metri di altitudine per la sistemazione della squadra. Tutte le mattine i calciatori mediante la telecabina salivano a quota 2.140 delle Toppe del Tesoro, per svolgere un po’ di esercizi fisici seguiti da una lunga camminata, lungo la quale si trovavano ancora spesse macchie di neve in via di scioglimento. Il pomeriggio era il campo di calcio a tingersi di tute e magliette azzurre.
La squadra si fermò per una quindicina di giorni per poi volare verso Città del Messico.
Le cose in quei mondiali non andarono per il verso giusto e la “mano de dios”, portò all’Argentina il trofeo mondiale. Maradona esplose letteralmente e l’inverno successivo ce lo ritrovammo sulle nevi dell’Aremogna a trascorrere qualche giorno di relax.
Che dire, fu un momento bellissimo per Roccaraso. Le spese per l’ospitalità della carovana azzurra furono ripartite in proporzione tra tutti gli alberghi; tutto il resto fu a carico del Comune e tutti furono ben lieti di averle sostenute, consci del fatto che la pubblicità che ne derivò per Roccaraso fu semplicemente immensa.
Anche i rappresentanti dei media esteri giunsero a Roccaraso, dato che l’Italia era la nazione Campione del Mondo uscente. Ogni sera in diretta dalla sala conferenze, debitamente attrezzata, andavano in onda trasmissioni televisive RAI e Mediaset che ragguagliavano sull’attività giornaliera dei calciatori e sulle prospettive del mondiale.
Per i roccolani, con quello che all’unisono riuscirono a mettere in piedi, fu il vero momento di ritrovamento della comunità forte ed operosa.
Oggi Roccaraso porge un grazie affettuoso alla Signora Scirea e a Marco Tardelli per la foto azzurra riemersa al momento giusto.
(nell’ultima foto io e il pittore Gallo Santomartino con Enzo Bearzot)
- Ugo Del Castello



















