Ieri pomeriggio ho tenuto una piccola conferenza presso l’Università Sulmonese della Libera Età e l’argomento che ho trattato è stato l’Eccidio dei Limmari, accaduto a Pietransieri nel novembre del 1943 per mano dei Paracadutisti tedeschi che presidiavano quella parte di territorio su cui passava la linea Gustav. Tutti gli elementi esposti sono contenuti nel libro dello storico Paolo Paoletti “L’Eccidio di Pietransieri (Roccaraso) un’operazione di terrorismo”.
Al termine della narrazione ha preso la parola il Presidente Fabio Maiorano e ha rivelato una storia, che se oggi si riuscisse a documentare con gli atti che andrò a citare aggiungerebbe alla vicenda dei Limmari (ormai riconosciuta dagli storici come un atto di terrorismo e non di rappresaglia, elemento questo che sicuramente non scagionerebbe l’operato solitario ed assassino della 11^ compagnia dei Paracadutisti tedeschi al comando del capitano Georg Schulze) il coinvolgimento pieno della Divisione Heidrich
cui apparteneva la Compagnia, la Wermacht e in capo i vertici assoluti del governo Nazista, per aver tentato, con la cremazione dei corpi, di eliminare completamente la negligenza tenuta da quei paracadutisti per non aver caricato sui camion la popolazione di Pietransieri, contravvenendo così al comando ricevuto con l’Ordinanza di Kesselring. Gli inermi cittadini a loro volta avevano creduto di adempiere alla stessa Ordinanza andando via dal paese e rifugiandosi nelle masserie dislocate relativamente vicino al fiume Sangro: cioè occupando addirittura la “Linea di combattimento principale”.
Veniamo ai fatti che durante la successiva primavera del 1944 accaddero presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Sulmona, dove vigeva ancora l’occupazione della città da parte dei tedeschi.
Giunsero nell’ufficio diretto dall’Ing. Guido Conti, coadiuvato dal geometra Faconto Bianchi, due ufficiali tedeschi i quali sottoposero ai tecnici il progetto per la realizzazione nel Campo di concentramento n. 78, curato per la parte edile dal Comune, di due forni crematori. Gli ufficiali dissero che si sarebbero ripresentati nel giro di un mese per prendere possesso dell’infernale strumento di morte. I due tecnici restarono di stucco, si domandarono perché Sulmona stava per essere destinata ad iniziare un’attività tutt’altro che di sola detenzione di prigionieri.
Riflettendo sul progetto si accorsero che conteneva due tubi che potevano essere assimilati a delle docce. Così cercando di far perdere tempo alla funesta iniziativa, fecero realizzare proprio due docce in un apposito locale del Campo.
Si era quasi giunti alla fine di maggio e i due ufficiali, puntuali come solo i tedeschi sanno essere, avendo già visitato il Campo 78, si presentarono imbestialiti al cospetto dei due tecnici e gli fecero intendere, che avevano sbagliato tutto, che sicuramente li avevano presi in giro e nella discussione molto animata che tennero tra di loro nominarono più volte il nome di Pietransieri. Uscirono dall’ufficio e non è dato sapere che fine fecero. Anche perché, superati alcuni giorni di giugno, il nove del mese l’Esercito tedesco lasciò la città e arrivarono gli Alleati.
La più evidente riflessione che si può compiere è che in quel Campo 78, già dall’autunno del 1943 la maggior parte dei prigionieri che vi alloggiavano erano fuggiti e solo in pochi, ritrovati in vari luoghi furono catturati e riportati in sede. Se i tedeschi, magari per punizione volevano ucciderli lo avrebbero fatto con una qualsiasi arma da fuoco e perciò sicuramente non avrebbero richiesto la costruzione di due forni crematori. Del resto per la popolazione civile non c’era motivo di utilizzarli. E gli eventuali Ebrei catturati nei dintorni sarebbero stati deportati nei campi di sterminio all’uopo realizzati.
Fu così che successivamente la ulteriore riflessione intervenuta tra due tecnici del Comune, anche perché la notizia dell’Eccidio di Pietransieri, con l’abbandono della
linea Gustav da parte dei tedeschi si era nel frattempo divulgata, li portò ad immaginare e addirittura a convincersi che quei forni crematori, con attendibile probabilità dovevano servire per bruciare i corpi degli sventurati cittadini di Pietransieri e far scomparire così ogni traccia del massacro compiuto.
La vicenda per molto tempo restò chiusa nella loro mente e Faconto Bianchi solo in tarda età la raccontò al figlio, il quale facendo passare anche diverso tempo la sancì con la sua divulgazione.
Successivamente anche l’Avv. Lando Sciuba, storico di Sulmona, che ha scritto anche un libro sui fatti di Pietransieri, in una riunione pubblica si è dichiarato d’accordo con l’impressione maturata dai due tecnici.
Guido Conti e Faconto Bianchi si chiusero nel silenzio, anche perché un assordante silenzio nel frattempo era sceso sulla vicenda Pietransieri, immune dell’opera di resistenza dei partigiani. E fu riaperta, finalmente solo nel 1967 con il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
La storia continuerà? Chissà! Forse ci vorrebbe di nuovo il compianto amico e storico Paolo Paoletti. Resta il fatto che a me ieri sera sono venuti i brividi alla schiena
Ugo Del Castello



















