Quella che vedete è la cartolina pubblicitaria del primo albergo di Roccaraso sorto nell’anno 1900 dalla trasformazione dell’antica Locanda di Posta per le diligenze che passavano per il paese; reca, tra i vari servizi che l’albergo offriva, i “Bagni di acqua dolce e sulfurea”.
Credo che fosse un valore aggiunto di non poco conto, perché nei primi anni del ‘900 lo sci su queste montagne non era ancora conosciuto, arrivò in maniera
inaspettata nel 1910, e perciò quell’acqua dall’odore particolare divenne un elemento confortevole e di attrazione rilevante.
Ma da dove arrivava così ricca di elementi salutari? Sicuramente da una sorgente che sgorgava nascosta e silenziosa ai piedi di Monte Tocco, una montagna che guarda di fronte il paese. Non è dato sapere come questa acqua preziosa giungesse fino all’albergo. Fu steso un lungo tubo per alimentare il serbatoio realizzato nell’albergo o il serbatoio veniva impinguato con una grossa botte posta su un carretto? Chissà!
Una trentina di anni fa il nostro medico di base, dottor Luigi Altamura, che ha casa in quella zona, forse stimolato dal racconto di qualcuno in merito, cercò il magico posto, che attraverso ricerche più meticolose e precise individuò in un paio di punti non molto distanti tra loro. In un posto c’era la sorgente nascosta nel bosco e consistente in una piccola pozza di terreno tufaceo, dal caratteristico odore sulfureo.

Nel secondo, una porzione di terreno ameno, individuò l’altra sorgente, che però aveva una caratteristica particolare: l’acqua fuoriusciva tra l’argilla in modo diffuso, rendendola fango laddove il quantitativo era maggiore; questa non aveva il caratteristico odore sulfureo, ma si capiva che aveva caratteristiche diverse da una normale acqua.
Il luogo fin dall’antichità veniva denominato “il Trapuzio” e aveva stregato letteralmente il dottore, che iniziò un’attività di pulizia. Il terreno rimosso fece uscire l’acqua più pulita e da lì il passo fu breve per intraprendere un sondaggio risolutivo per capire anche il quantitativo disponibile, che nei mesi seguenti si rivelò anche legato alle precipitazioni che inondavano le falde sotterranee.
Divenne una vera impresa pensare allo sfruttamento termale di quelle acque che attraverso approfondite analisi si erano rivelate particolari, uniche le seconde per la mancanza di calcio e perciò probabilmente uniche in Italia.
Questa condizione priva l’acqua dell’idrogeno solforato, sostanza che dove è presente conferisce il caratteristico odore di uova marce. Emerse inoltre che quell’acqua conteneva anche una rilevante quantità di ceramidi, che sono enzimi aventi la caratteristica di accelerare la distruzione di cellule in via di decomposizione e di favorire la crescita di quelle nuove atte così a formare una barriera protettiva nella mucosa delle vie aeree che vengono trattate.
Altamura immaginò immediatamente di intraprendere lo sfruttamento di quell’acqua e rendendosi conto di dover affrontare costi molto elevati cercò una
collaborazione tra le varie forze economiche dei tre paesi, le quali avrebbero poi beneficiato dell’indotto che si sarebbe generato dallo stabilimento termale in termini di ospitalità alberghiera e dei servizi pubblici e commerciali ad essa collegati. Nessuno ci credette. Alzare la testa all’insù e aspettare che la neve cadesse si rivelava la cosa più semplice e meno dispendiosa.
Qualcuno addirittura lo sconsigliò di gettarsi in un’avventura finanziaria di quella portata. Ma nessuno poteva immaginare che la carenza progressiva della neve nel corso degli anni successivi avrebbe reso quelle attività asfittiche e che diverse avrebbero chiuso i battenti.
Intanto il dottore caparbio e munito di un forte entusiasmo iniziò a compiere un vero triplo salto mortale al punto che, coinvolgendo anche diversi familiari e terminato il piccolo stabilimento, si era indebitato oltre misura. La sofferenza finanziaria si accrebbe anche della difficoltà di ottenere la convenzione del servizio sanitario della regione. Però pian piano le persone con problemi respiratori si avvicinarono alla struttura, qualcuno era titubante sui possibili effetti benefici, qualcun altro avvezzo alle inalazioni, aerosol, insufflazioni, bagni e perfino massaggi ristoratori affermò che finalmente non doveva essere costretto ad “emigrare”.
Ben presto, nel giro di qualche anno e in maniera diffusa i risultati si fecero sentire precisi e puntuali durante i rigori invernali del tempo. Ma, ma la Regione era sorda e il dottore era molto preoccupato per il pesante indebitamento ed innervosito per le lungaggini burocratiche e pure politiche che gli si frapponevano.
“Chi la dura la vince” ci ricorda il proverbio e il nostro amato medico non difettava certo delle necessarie virtù. Forse l’avrà pensata come quell’ubriaco che non riusciva ad infilare la chiave nella toppa del portone e così avrà detto: <<se è vero che il modo è tondo, prima o poi dovrà passare davanti a questa chiave per infilarcela.>> 
E così è stato. Finalmente, da un pugno di anni la struttura termale di Rivisondoli ha ottenuto la sospirata convenzione e così nasi e nasi, gole e gole, orecchie e orecchie, preventivamente esaminate dall’otorino dottor Corrado Mastursi, si sono aggiunte agli intrepidi pionieri delle esalazioni benefiche.
Si può fare di più? Certamente, ma certamente non saranno quegli sprovveduti operatori turistici un tempo chiamati a partecipare che potranno adesso entrare in gioco. La partita si svolgerà in famiglia e Vittorio, il figlio, sono certo è pronto a prenderne le redini, con nuove idee e rinnovate forze.
Non c’è nulla da aggiungere, se non un affettuoso bravo al nostro medico, oggi stimato anche per la sua testardaggine. Grazie Dott!
Qui il videoservizio di Fabrizio Fusco
Ugo Del Castello















