È stata una ‘Ndocciata meravigliosa quella di sabato 13 dicembre scorso. Un fiume di fuoco di 1100 fiaccole, migliaia di persone hanno riempito Agnone creando un’atmosfera davvero magica. Un evento carico di speranza e di riflessione, che ha unito tradizione e impegno. Gli ‘ndocciatori e i figuranti hanno indossato il fiocco bianco con cerotto, il simbolo della lotta per la difesa dell’ospedale “Caracciolo”.

“Oggi (sabato 13 dicembre, ndr) -ha detto il sindaco Daniele Saia– la ‘Ndocciata assume un valore ancora più profondo. Una fiamma caparbia, che non si lascia smorzare dalle avversità, ma che invece continua a bruciare alimentandosi del coraggio di chi sceglie di restare nelle aree interne. Questa sera Agnone è straripante di persone. Ma quando le ’ndocce si spengono e la folla si dirada, c’è chi il giorno dopo continua ad alzare la saracinesca della propria attività, ad accompagnare i figli a scuola, a fare la spesa per preparare il pranzo della domenica perché non è facile scegliere di restare quando, tutt’intorno, vengono tagliati servizi essenziali e opportunità.

Come ci ricorda il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “”la montagna è un patrimonio di valore straordinario, parte costitutiva dell’identità italiana.
Non è una risorsa da sprecare, né da depauperare. Valorizzarne le originalità significa tenere in vita le comunità che hanno deciso di abitarla: una responsabilità che deve coinvolgere tutti, istituzioni nazionali e locali, forze economiche, corpi sociali intermedi””. Quanto affermato dal nostro Presidente, il più alto difensore della Costituzione, non può avverarsi se poi si pensa di togliere, oltre a tutto il resto, anche il diritto fondamentale alla salute. Lo dico con parole chiare e semplici: l’ospedale di Agnone non può essere riconvertito. Perché in gioco c’è la vita delle persone che abitano questi territori.

Questa sera indossiamo un fiocco bianco con un cerotto. È il segno di una ferita, sì, ma anche di una ferita che si vuole curare. È il simbolo di una comunità che soffre, ma che non si arrende, che non abbassa la testa e non accetta decisioni calate dall’alto. Qui ad Agnone abbiamo dato vita alle parole del Presidente Mattarella“” perché ogni azione sia efficace, è indispensabile il pieno coinvolgimento delle comunità locali…per concretizzare le misure di sostegno destinate ai servizi – sanitari, finanziari, di istruzione, di trasporto pubblico – che possano assicurare agli abitanti pienezza nei loro diritti di cittadinanza e, insieme, opportunità di crescita””.

Noi siamo convinti che “”la montagna italiana è speranza”” -ha continuato Mattarella-. Siamo certi che “”scongiurare la marginalità, rivitalizzare luoghi e territori, ricucire il Paese, significa non trascurare nessuna risorsa, mentre costituisce lungimirante azione di giustizia sociale””
Condividiamo che la montagna “”è scelta coraggiosa di sviluppo sostenibile, di riequilibrio ambientale, di tutela delle risorse naturali, di valorizzazione della bellezza italiana. E’ prospettiva di futuro migliore. La più forte coesione del Paese. E’ vettore di questo futuro e di questa speranza””.
Agnone è una fiamma costruita giorno dopo giorno, che non divampa all’improvviso, ma che dura. Una fiamma che non chiede clamore, chiede spazio per continuare a vivere. E fin quando qualcuno sarà disposta a custodirla -ha concluso Saia – questa fiamma non si spegnerà. Perché una comunità che sa accendere il fuoco, sa anche difenderlo. E noi lo faremo”.
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