Il Castello di Letino si erge maestoso su un colle a circa 1200 metri sul livello del mare, dominando l’abitato e la valle sottostante. Più che una semplice fortezza, è il simbolo che narra la storia millenaria di questo angolo del Matese, tra invasioni, briganti e l’eco delle rivoluzioni.
Sebbene alcune fonti suggeriscano una fondazione nel III secolo per sorvegliare l’area, la costruzione della rocca medievale è generalmente collocata tra il IX e il X secolo, in risposta alle incursioni dei Saraceni e dei Normanni.
La sua funzione principale era ospitare una guarnigione permanente per sorvegliare il Matese e proteggere il nascente borgo sviluppatosi ai suoi piedi, diventando il cuore pulsante della difesa territoriale.
Si presenta come un castello-recinto a pianta quadrangolare irregolare. La poderosa cinta muraria è scandita da cinque torri di avvistamento a sezione circolare.
Il suo punto di forza era la visuale ineguagliabile. Dalle sue poderosi torri, la guarnigione aveva la possibilità di controllare non solo la Valle del Lete e il bacino di Castel San Vincenzo, ma lo sguardo si spingeva fino alla lontana e strategica Abbazia di Monte Cassino.
Una vedetta posta al confine tra Regni, capace di monitorare il cuore dell’Appennino centrale.
Nel corso dei secoli, il castello divenne una baronia e passò nelle mani di diverse e importanti famiglie feudali, segno della sua rilevanza strategica. Tra i primi ad infeudarlo vi furono i Rainone di Prata.
Un momento cruciale fu nel 1168, quando Papa Alessandro III lo concesse in feudo alla Badessa di San Vittorino di Benevento. Successivamente, nel 1200, su investitura di Federico II di Svevia, ne prese possesso Don Giovanni Pagano, Signore di Prata Sannita.
Il feudo poi passò ai Capuano, ai Sanfromondo, ai Pandon, ai Mombel, ai Lannoi, ai Della Penna, e dal 1770 ai Carbonelli, che lo mantennero fino al 1806, quando l’arrivo dei napoleonici segnò l’eversione della feudalità.
Una delle modifiche più significative avvenne intorno al XVII secolo, con l’edificazione, all’interno della cinta muraria, del Santuario di Santa Maria del Castello, che assorbì parte della struttura preesistente.
La Vergine qui custodita è venerata come la Regina del Matese. Dal 1880, lo spazio all’interno alle mura, accanto al Santuario, ospita il cimitero di Letino, rendendo il castello un luogo singolare e forse unico in Italia, dove la storia militare si fonde con la spiritualità e la memoria dell’intera comunità.
Sebbene il castello fosse già in disuso come fortezza, la zona fu teatro di eventi cruciali nel XIX secolo.
Letino è nota per essere stata il luogo dove l’8 aprile del 1877 gli anarchici Carlo Cafiero ed Enrico Malatesta proclamarono l’effimera “Repubblica del Matese“, in un tentativo di insurrezione che legò indissolubilmente il paese alla storia del movimento anarchico italiano.
La leggenda narra che il castello fu abitato dalla Regina Letizia, dalla quale si presume la denominazione del borgo e del fiume Lete.
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