Un sit-in permanente, con una tenda piantata davanti all’ospedale “Veneziale” di Isernia, è diventato in questi giorni il segno tangibile di una preoccupazione che va ben oltre i confini della città e persino della regione Molise. L’iniziativa nasce per scongiurare la chiusura di alcuni reparti e per denunciare una cronica carenza di personale sanitario che rischia di compromettere il diritto alla salute di migliaia di cittadini.
Medici, infermieri, operatori sanitari e semplici cittadini si alternano nel presidio per mantenere alta l’attenzione su una situazione che, secondo i promotori, non può più essere affrontata con soluzioni temporanee o promesse rimandate. La riduzione dei servizi, unita alla difficoltà di garantire turni adeguati, sta mettendo sotto pressione l’intero sistema ospedaliero isernino, già provato da anni di tagli e riorganizzazioni.
La mobilitazione, tuttavia, non riguarda solo il Molise. Anche dal vicino Abruzzo arrivano segnali di forte preoccupazione, in particolare dai sindaci dell’Alto Sangro, area montana che storicamente guarda all’ospedale di Isernia come a un presidio sanitario di riferimento. La vicinanza geografica e la rete di collegamenti rendono infatti il nosocomio isernino un punto cruciale per molte comunità di confine, soprattutto in situazioni di emergenza.
A rendere il quadro ancora più delicato è la condizione dell’ospedale di Castel di Sangro, che non versa in uno stato ottimale e soffre anch’esso di una significativa carenza di personale. In questo contesto, un eventuale ridimensionamento dei servizi a Isernia avrebbe ripercussioni dirette e immediate anche sui cittadini abruzzesi, aumentando le distanze da percorrere per ricevere cure adeguate e allungando i tempi di intervento.
A testimoniare questa realtà è la dichiarazione video di Antonio Di Santo, presidente della Comunità del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) e sindaco di Opi. Le sue parole sottolineano con chiarezza come la difesa dell’ospedale di Isernia non sia una battaglia localistica, ma una questione che riguarda un’area vasta, fatta di piccoli comuni montani già penalizzati dallo spopolamento e dalla difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
La mobilitazione continua, mentre cresce l’attenzione anche oltre i confini regionali. Il futuro dell’ospedale di Isernia, oggi, appare sempre più legato a una visione interregionale della sanità, capace di riconoscere il valore strategico dei presidi che servono comunità diverse, unite dagli stessi bisogni e dalle stesse preoccupazioni.










