Il caminetto: beati quelli che ce l’hanno. Quando lo accendono la famiglia ha qualcosa in più per essere unita. C’è la lotta per sedersi sul divano e stenderci davanti i piedi. Se poi sul caminetto c’è appesa la tivvù, il confort di quella casa è al massimo della goduria. Certo non bisogna starci troppo vicini a quelle fiamme che ci parlano, come spesso non accade più per via dei cellulari, e soprattutto addormentarsi. E sì, perché se parte qualche scintilla e si deposita sull’accogliente calzettone il rischio per i nostri piedi è che si possa fare la fine di Pinocchio.
Ma non è questo il pericolo che la bionda Ursula tende a sventare, ne è un altro, quello più generalizzato della transizione energetica e perciò, dopo l’elettrico delle automobili, il fumo dei camini e delle stufe deve scomparire, perché copre il sole, tiene troppo unite le persone e sporca la neve.
Mi vengono subito in mente i boschi che circondano gli abitati, gli alberi e gli arbusti che cingono i corsi d’acqua dove, per via del petrolio più facile da reperire ed usare, questi luoghi sono da decenni abbandonati e non vengono adeguatamente ripuliti. Poi arrivano gli incendi, le alluvioni e tutti piangono per le vite compromesse, per i beni pubblici e privati distrutti.
Ma, mi viene in mente un’altra cosa in termini di divieti. Uno di questi, sì, dovrebbe essere attivato con intelligenza e forza legislativa, è l‘inutile cementificazione delle località turistiche, siano esse di montagna o di mare.
In questi luoghi le tipiche e direi obbligatorie strutture di accoglienza, caratterizzate dagli alberghi e strutture similari, da graziose e piacevoli ville con giardini, sono state progressivamente sostituite, con un’aggressione inaudita, da colossi cementizi degni delle città, dove le necessità di vita sono ben altre. I primi sono sicuramente dei fantasmi disabitati, i secondi sono vissuti, più o meno bene.
Ora porto ad esempio e facciamo una semplice riflessione su quello che sta accadendo nello sbandierato Alto
Sangro (lasciamo perdere, per semplificare il discorso, la polemica sulla vigente aggressione al toponimo degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo), dove i valligiani, tra nuove località turistiche e quelle tradizionali, i fantasmi di cemento sorgono o risorgono come malefici funghi.
Nessuno grida in maniera vibrata allo scandalo ambientale e probabilmente, presto ed obtorto collo si dovranno adeguare al prossimo e perché no maldestro dettato europeo di chiudere il proprio caminetto.
Ora ditemi voi, ragionandoci seriamente sopra: un po’ di legna proveniente dalla gestita e necessaria ripulitura dei boschi, andata in fumo, quale danno ambientale può costituire se poi sparsi sul territorio ci sono centinaia di colossi di cemento che stanno progressivamente consigliando il Padreterno a non far più cadere sulle nostre montagne i sospirati fiocchi di neve, tanto che per loro non c’è più spazio per raccogliersi in maniera adeguata?
Così, tanto per chiudere realisticamente l’anno trascorso tra un giro vorticoso di betoniere e camion di ogni specie.
Ugo Del Castello
















