Giunge l’ultimo dell’anno la notizia, attesissima dagli allevatori della provincia d’Isernia. La diffonde l’asrem attraverso una nota stampa
Dopo circa 3 anni di attese, sacrifici e rigorosi controlli sanitari, la provincia di Isernia può finalmente voltare pagina. È ufficiale: il territorio è stato dichiarato indenne da Brucellosi Bovina, un traguardo che restituisce serenità a centinaia di aziende agricole e sancisce il successo di una strategia sanitaria capillare. La comunicazione è giunta direttamente dal Ministero della Salute.
L’ultimo triennio è stato un periodo di estrema tensione per il comparto zootecnico pentro. La presenza dell’infezione non rappresentava solo un rischio per la salute pubblica, ma un vero e proprio blocco economico: restrizioni alla movimentazione dei capi, abbattimenti forzati e un danno che pesava sulle eccellenze lattiero-casearie locali.
Oggi, il raggiungimento dell’indennità certifica che la circolazione del batterio è stata azzerata, grazie a un monitoraggio costante che non ha concesso sconti.
Soddisfazione ai vertici dell’ASReM, che attraverso il Dipartimento di Prevenzione, e quindi i propri servizi veterinari ha coordinato le operazioni di screening e bonifica negli allevamenti.
Non è stato un risultato scontato, ma il frutto di una sinergia perfetta tra i veterinari pubblici, che hanno operato con dedizione sul campo, e gli allevatori, che hanno seguito con rigore protocolli spesso severi.
Per chi vive di zootecnia, questa notizia significa soprattutto sicurezza e competitività: meno vincoli per la vendita e lo spostamento dei capi a livello nazionale ed europeo, drastica diminuzione degli oneri legati ai test obbligatori e alle misure di quarantena, latte e carne della provincia di Isernia tornano a fregiarsi di una garanzia sanitaria totale, fondamentale per i caseifici che puntano all’export e alla qualità DOP/IGP.
Tuttavia, il mantenimento dell’indennità richiederà la prosecuzione della sorveglianza epidemiologica per evitare che il batterio possa rientrare nel territorio. Oggi, la prevenzione resta l’arma più forte per proteggere un patrimonio agricolo che è l’anima stessa della provincia.











