Così si è data la stura alla rinnovata amplificazione di un fenomeno socio-economico che ci perseguita da mezzo secolo; usurpato l’anno scorso da chi con Roccaraso non ha nulla a che fare e tornata alla ribalta. Ma noi prestiamo il fianco.
Incominciamo col dire che chi ha raccolto la nuova provocazione e l’ha rilanciata non si rende conto che sta diffondendo una polemica che non può fare altro che male a questo territorio, al loro stesso territorio in cui operano e vivono, l’Abruzzo.
Semplicemente vi dico e poi vi dimostro che la famigerata tiktoker, col suo fare linguistico impossibile, a Roccaraso non ne ha portato uno solo dei gitanti campani delle domeniche invernali. E non ne porterà uno. Tant’è vero che si è rivolta ad amici se la vogliono seguire per andare a passare un paio di giorni in villette, che poi non si trovano a Roccaraso. Pubblicità occulta?
Dovete sapere che gli autobus, una volta carichi di sciatori e preciso “sciatori”, arrivavano a Roccaraso da Napoli fin dagli anni ‘50. Era una Italia in ripresa dopo la guerra e possedere un’automobile era ancora un sogno. Mentre era poco oneroso venire fin quassù in autobus per solcare le nostre nevi.
L’ulteriore crescita economica che pian piano incluse quegli sciatori li portò a giungere finalmente a Roccaraso con l’automobile. Ormai sicuri delle capacità sciistiche che avevano conseguito e taluni di loro forti dell’insegnamento della Scuola di sci che avevano frequentato, abbandonarono i campetti sotto la seggiovia dell’Ombrellone e incominciarono ad andare sempre più su con gli impianti di risalita al servizio delle piste, lì presso e su quelle dell’Aremogna.
Si giunse agli anni ’70 quando quella crescita economica sostenne anche tanti giovani che, passata l’estate sulle spiagge sabbiose con la classica frittata di maccheroni, pensarono di emulare anche d’inverno una giornata sui prati innevati. Lo sci o non interessava o non era alla loro portata, così incominciarono a divertirsi comunque avendo scoperto lo slittino quale mezzo sostitutivo per scivolare in libertà sulla neve. Tanto liberi, che presi dall’ebrezza spesso finivano contro gli alberi del bosco d’intorno.
Qualche tragedia, ma nulla più. Poter tornare tra i vicoli delle case e dire di essere stati quella domenica nella bella Roccaraso era un must irrefrenabile. Il fenomeno assunse una rilevanza tale che in autunno alla stazione ferroviaria di Roccaraso arrivavano vagoni carichi del magico strumento per scivolare sulla neve. I residenti si dividevano nel giudicare quel fenomeno, poco riguardante la sfera turistica, molto più rientrante nella sfera economica del guadagno facile. Ma la situazione diveniva sempre più complicata per l’Amministrazione comunale. Indirizzare e governare quel fenomeno di massa risultava complicato.
Qualsiasi atto mettesse in essere risultava o inutile o sicuramente sbagliato per via proprio di quel guadagno facile che corroborava quei cittadini che non avevano una qualsiasi attività economica lì dove l’oro era veramente bianco: all’Aremogna. E poi, in questo fenomeno di massa incontrollabile c’è sempre qualcuno che compie azioni scorrette e che investono perfino l’ordine penale. Così il problema strada facendo si complicava sempre più.
200 autobus e 10.000 gitanti della scorsa stagione invernale?
Beh! Posso assicurarvi che nel passato in condizioni ottimali di innevamento in paese si sono sfiorati molte volte i 300 autobus, per arrivare a 15.000 persone, che hanno utilizzato camere d’aria di pneumatici, buste grigie e robuste per i rifiuti e ogni strumento utile per scivolare sulla neve, visto che gli slittini a disposizione non bastavano. I feriti, anche gravi caratterizzavano quelle domeniche “d’inferno”.
Appena qualche anno fa l’elicottero del 118 intervenuto per un gravissimo incidente di uno di loro non riuscì ad atterrare, tanto era fitta la folla degli indifferenti scivolatori. Poi è arrivato il periodo delle padelle di plastica per metterci sopra il lato Bi. Attrezzo meno ingombrante e così reso disponibile in tante attività commerciali.
A seguire è arrivato anche il famigerato smartphone con tutto il suo contenuto dei social e così chi per altre ragioni ne voleva diventare protagonista col suo comunicare ha captato o mantenuto viva quella moltitudine di scivolatori a proprio uso e consumo. Ma questi comunque sarebbero venuti.
Il fenomeno non è mai stato semplice da gestire, ne sa qualcosa quel Sindaco dei primi anni ’80. Quando per reprimere l’insostenibile risalita degli Unni (che poi lasciavano i prati violati nel candore della neve, da bottiglie di vetro rotte e pericolose per loro e per i successivi sciatori della settimana, da altre bottiglie di plastica, buste di plastica e avanzi di maccheroni sparsi dappertutto; un barista per difendere il suo locale finì col ginocchio rotto e restò chiuso nelle domeniche in avvenire: eroe in tutti i sensi), emise un’ordinanza per il divieto di uso degli slittini.
La protesta fu vibrata, qualcuno gli spiattellò in faccia: “ci rivediamo alle elezioni” e così obtorto collo dovette tornare subito sui suoi passi.
Oggi si è giunti a contingentare il numero degli autobus che possono arrivare a Roccaraso. Mah! Il problema è semplicemente ridotto, null’altro. Continua a soffrirne l’immagine della località turistica.
L’anno scorso avevo suggerito: di piantumare un migliaio di alberi sul grande prato in discesa che cinge la seggiovia dell’Ombrellone e sulla parte terminale di una pista in disuso; di installare un piccolo impianto di innevamento artificiale per consentire alla Scuola di sci di recuperare l’insegnamento per i principianti sotto la pista di atterraggio del trampolino di salto e poter così emettere proprio lì un’ordinanza di divieto di accesso. Così facendo probabilmente il problema si potrebbe risolvere alla radice. Qualcuno affermò: “ma siamo pazzi!”
Quindi? “Pecunia non olet”. Poi metteteci pure che il suolo della Nazione è libero e può essere calpestato e da tutti, salvo particolari limitazioni. E le elezioni comunali? Sono sempre in agguato. Perciò, vi domando: oggi sappiamo gestire bene questa centenaria località turistica? Direi di no.
Ugo Del Castello

















