C’è un momento, durante una presentazione letteraria, in cui la sala smette di essere un semplice spazio e diventa un varco, un luogo di passaggio verso la storia che sta per essere raccontata. È ciò che è accaduto nell’ambito dalla Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro” de La Molisana quando Laura Costantini, giornalista Rai e scrittrice romana, ha incontrato i lettori per parlare del suo nuovo romanzo La pietra delle anime.
A introdurre l’evento è stata la brillante Michaela Marcaccio che, con eleganza, ha passato il testimone a una
delle voci più autorevoli della divulgazione culturale: Simonetta Tassinari. Ed è proprio grazie alla sua capacità di leggere dentro le storie, e dentro chi le scrive, che la presentazione si è trasformata in un dialogo vivo, appassionato, capace di catturare l’attenzione dei numerosi presenti.
Tassinari non si è limitata a raccontare il libro: lo ha attraversato. Ha messo in luce la struttura narrativa, le scelte stilistiche, la complessità dei temi, restituendo al pubblico la sensazione di trovarsi davanti a un’opera che merita di essere scoperta. E così, mentre analizzava la scrittura di Costantini, si percepiva crescere nella sala una curiosità autentica, quasi impaziente.
Laura Costantini non è nuova ai percorsi narrativi ambiziosi. Con oltre venti opere all’attivo, pubblicate sia in autonomia sia con diversi editori, ha dimostrato negli anni una versatilità rara. La pietra delle anime, il suo romanzo più recente, conferma questa attitudine: una scrittura precisa e capace di muoversi tra generi lontanissimi senza mai perdersi.
Nel suo mondo narrativo convivono, con sorprendente naturalezza, la dark fantasy e il thriller, l’horror e il realismo storico, la magia nativa americana e la fantascienza, l’introspezione psicologica e le tematiche LGBTQ. E, come spesso accade nei suoi libri, c’è spazio anche per l’emozione pura, quella che arriva senza preavviso e lascia il segno.
«Scrivere è il mio modo di studiare il mondo», ha raccontato l’autrice. «È il mio modo di capire, di documentarmi, di scoprire».
Il romanzo si apre tra i rumori sordi della Prima guerra mondiale. Zed, sergente nativo americano, sta morendo. Prima di lasciare questo mondo affida al giovane soldato Bridger un compito che sembra semplice, ma che cambierà tutto: riportare alla sua tribù l’amuleto che porta al collo.
Bridger è poco più che un ragazzo, fragile, solo, innamorato di un amore che non ha mai avuto il coraggio di confessare. Il viaggio che intraprende, prima fisico, poi interiore, lo conduce nel cuore dell’Ontario, tra le leggende della Tribù della Pietra, dove realtà e mito si intrecciano fino a diventare indistinguibili.
Una trama così ricca, stratificata e coraggiosa richiede una mano sicura, e Laura Costantini dimostra ancora una volta di possederla. La sua scrittura non si limita a raccontare: costruisce mondi, li abita, li fa respirare. Ogni dettaglio è frutto di studio, ogni personaggio porta con sé una verità, ogni pagina rivela la capacità dell’autrice di muoversi tra generi diversi con una naturalezza che pochi possono permettersi.
È questo talento, raro ma ormai maturo, che La pietra delle anime mette in piena luce. Un romanzo che osa, che intreccia storia e mito, dolore e rivelazione, realismo e magia, senza mai perdere coerenza. Un’opera che conferma Laura Costantini come una delle voci più originali e versatili del panorama narrativo contemporaneo.
A valorizzare questa complessità è intervenuta Simonetta Tassinari che, con la sua finezza critica, ha saputo
guidare il pubblico dentro le pieghe del romanzo, offrendo chiavi di lettura preziose e illuminanti. La sua presentazione, elegante e misurata, ha fatto da cornice perfetta, mettendo in risalto ciò che davvero conta: la forza della storia e la bravura dell’autrice.
E così, nell’incontro tra una scrittrice che non teme le sfide e una presentatrice capace di coglierne la profondità, La pietra delle anime ha rivelato tutta la sua potenza. Un libro che non si limita a essere letto: si attraversa. E un’autrice che, ancora una volta, dimostra di saper lasciare il segno.











