L’accordo Mercosur, così come concepito, rappresenta una minaccia gravissima per l’agricoltura e la zootecnia abruzzese e italiana. Le nostre campagne rischiano di essere travolte dall’importazione massiccia di materie prime – carne bovina, pollame, zucchero e cereali – che subiranno una concorrenza sleale da parte di prodotti sudamericani ottenuti con costi di produzione nettamente inferiori e con standard qualitativi, sanitari e ambientali molto meno stringenti rispetto a quelli imposti ai nostri agricoltori.
Mentre si parla di opportunità di export per l’Unione Europea – macchinari, automobili, prodotti chimici, farmaceutici, vino e formaggi – con l’eliminazione di dazi che arrivano fino al 35%, si dimentica completamente il prezzo che pagheranno i piccoli e medi produttori agricoli. Ancora una volta, l’agricoltura viene sacrificata sull’altare degli interessi industriali e delle grandi multinazionali.
L’accordo Mercosur prevede la tutela di appena 60 aziende agroindustriali: un numero irrisorio se confrontato con la realtà produttiva italiana. In Italia esistono migliaia di aziende agricole e zootecniche che hanno resistito per anni alle restrizioni imposte dall’Unione Europea, in particolare nel settore zootecnico, vincoli che nei Paesi dell’America Latina non esistono nemmeno lontanamente. Questa disparità normativa rappresenta un’ingiustizia inaccettabile.
In Abruzzo si parla di tutela delle terre aprutine, ma si dimenticano le vere eccellenze del territorio: come è possibile che un simbolo identitario come l’arrosticino non venga minimamente considerato? E che dire dei tanti oli d’oliva italiani, patrimonio nazionale riconosciuto nel mondo, completamente assenti dalle tutele previste dall’accordo?
È doveroso far comprendere alla politica italiana, sempre più miope e distante dal mondo reale, che molte delle aziende escluse dalla tutela Mercosur producono per grandi marchi dell’agroindustria, gli stessi che poi fanno cartello sui prezzi di acquisto, comprimendo ulteriormente i margini dei produttori agricoli. Il risultato è un sistema che schiaccia chi lavora la terra e favorisce chi specula.
Per tentare di riparare a un danno che appare ormai in gran parte compiuto, Cospa Abruzzo ritiene necessario ridurre gli aiuti alle aziende già tutelate dall’accordo e aumentare in modo significativo il sostegno alle piccole e medie aziende agricole che andranno inevitabilmente in sofferenza. Solo così si potrà compensare, almeno in parte, l’ennesimo colpo inferto al comparto primario.
Occorre inoltre garantire ai piccoli produttori la possibilità concreta di vendere i propri prodotti nella grande distribuzione, anche senza il famigerato marchio UE, che perde ormai ogni significato se il mercato verrà inondato da prodotti provenienti dall’America Latina, spesso accompagnati da etichette ingannevoli e da standard qualitativi discutibili.
A questo punto la domanda è una sola, e resta senza risposta: chi controllerà davvero questi prodotti? E soprattutto, chi si assumerà la responsabilità del declino delle nostre campagne, della perdita di reddito degli agricoltori e dell’abbandono delle aree interne?
Cospa Abruzzo non resterà in silenzio di fronte a questa deriva. Difendere l’agricoltura significa difendere il territorio, la salute dei cittadini e il futuro delle nostre comunità rurali.












