Ci sono storie che sembrano nascere già con una traiettoria luminosa, ma che sorprendono comunque per la forza con cui riescono a imporsi nel mondo.
Quella di Francesca Occhionero è una di queste: nata nel 1986 a Termoli e fieramente arbëreshe di Campomarino, uno dei comuni di minoranza linguistica presenti in Molise, parte da questa terra e, passando per diverse capitali europee, arriva fino a Los Angeles dove il suo nuovo cortometraggio Diana & Minerva è stato selezionato tra 10.000 opere provenienti da 50 Paesi per partecipare allo Slamdance Film Festival, uno degli appuntamenti più innovativi e inclusivi del panorama cinematografico internazionale.
Ma chi è Francesca Occhionero?
Dopo gli studi al Liceo Classico “G. Perrotta” di Termoli, Francesca si trasferisce al
Politecnico di Milano, dove si laurea in Design con una specializzazione in Design della Moda. Da lì inizia un percorso che la porta a diventare direttrice artistica di L’Homme Officiel Paris e, oggi, art director per importanti marchi della moda, vivendo tra Milano e Parigi. Inoltre, tra tutti questi impegni, insegna anche presso l’Istituto Marangoni di Parigi.
La sua formazione nel fashion system non è un semplice dettaglio biografico: è la lente attraverso cui osserva il corpo, la femminilità, le dinamiche psicologiche e antropologiche dell’estetica contemporanea. Un approccio che si riflette in tutte le sue opere, sospese tra cinema, collage visivo e installazione.
Il suo precedente cortometraggio, Museum of Cute, era già stato selezionato per il Festival Les Instants Vidéo di Marsiglia e finalista al Milano Fashion Film Festival. Ma con Diana & Minerva Francesca compie un salto ulteriore, più audace e più maturo: qui il mito incontra la quotidianità. Il nuovo film nasce, infatti, da una domanda semplice e potentissima:cosa accadrebbe se due dee, che nella mitologia non condividono mai lo stesso spazio narrativo, si incontrassero?
Diana e Minerva, archetipi complementari della femminilità classica, vengono trasportate in un luogo inatteso: una cucina rosa in una villa messicana degli anni ’80, un ambiente sospeso, intimo, quasi fuori dal tempo. Qui, in un dialogo immaginario che mescola osservazione documentaria, monologo interiore e visione poetica, le due presenze femminili si confrontano in un frammento di sogno, un’immagine stratificata che parla di identità, memoria, trasformazione.
Il film è scritto da William De Natale e accompagnato dalle musiche originali del compositore termolese Eugenio Timpani, compagno di scuola della regista: un ritorno alle radici che rende il progetto ancora più significativo per la comunità molisana.
La selezione allo Slamdance è un traguardo straordinario. Questo non è un festival qualunque. Nato come alternativa radicale ai circuiti più commerciali, è oggi uno dei luoghi più importanti per il cinema indipendente mondiale.
La selezione del 2026 è un manifesto di inclusività: infatti il 50% dei film è diretto da donne, persone trans o non binarie, il 41,4% delle opere è firmato da autori BIPOC e quasi il 10% è realizzato da artisti con disabilità visibili o invisibili. E senza dubbio questo è un segnale culturale potente. La selezione dello Slamdance 2026 dimostra come il cinema possa diventare davvero uno spazio aperto, capace di accogliere e valorizzare voci che troppo spesso restano ai margini, significa riconoscere che la creatività non ha confini identitari, sociali o fisici.
È un atto di coraggio e di responsabilità, che arricchisce il panorama artistico e permette a storie nuove, necessarie e profondamente umane di emergere. In un momento storico in cui molte voci rischiano di essere marginalizzate, Slamdance sceglie di amplificarle e si conferma quindi un festival capace di guardare avanti e di costruire un futuro del cinema più equo, più ricco e più vero.
E il fatto che Diana & Minerva sia stato scelto tra migliaia di proposte, conferma la forza, la sensibilità e l’originalità dello sguardo di Francesca Occhionero.
Dal 19 al 25 febbraio, il suo film sarà proiettato a Los Angeles in sedi prestigiose come il Directors Guild of America, il Landmark Sunset e il 2220 Arts, con una cerimonia finale all’iconico Egyptian Theater. E ciò è senza dubbio un orgoglio per il Molise e per l’Italia.
Francesca Occhionero rappresenta una generazione di artisti capaci di muoversi tra discipline, linguaggi e città senza perdere il legame con le proprie origini. La sua presenza allo Slamdance non è solo un riconoscimento personale: è un segnale potente di come anche da una terra piccola e spesso dimenticata come il Molise, possano nascere visioni capaci di parlare al mondo.
Il suo percorso, dalla costa termolese alle capitali europee della moda, fino ai festival internazionali, racconta una storia di determinazione, talento e ricerca continua. Una storia che merita di essere celebrata.
E mentre Diana & Minerva si prepara a debuttare davanti al pubblico di Los Angeles, una cosa è certa: Francesca Occhionero è una delle voci più interessanti e coraggiose dell’arte contemporanea italiana, e il suo viaggio è appena cominciato.
In bocca al lupo, Francesca. Ti seguiremo e ti saremo vicini nel tuo percorso.
(le foto pubblicate nell’articolo sono di Eleonora Falso)












