Il racconto delle feste contadine del passato, come un viaggio a ritroso, attraverso il tempo che è stato, tra le spirali del fumo e le scintille del grande falò alla base del Castello che uomini diversi, di mano in mano, nei decenni passati hanno preparato e acceso per dare vita alla festa e trasmettere la tradizione, giunta fino ad oggi, sino a noi.
La suggestione del luogo quando annotta.
Il calore, il colore, le mille scintille che si levano nell’aria.
Le voci, i sorrisi. Le donne che scendono lungo la gradinata del “Peschio” dopo la funzione serale. Poi il cibo, il vino, l’allegria.
Memoria che torna in una festa d’inverno intorno al fuoco del Santo.
Il ricordo della gente che ha vissuto questo rituale in un altro tempo, con altre condizioni:
… le slitte trainate da buoi, con la neve, a raccogliere legna per le Case e le masserie…
l’asta della legna per dare la possibilità di approvvigionarsene a chi ne aveva bisogno…
…i palloni di carta di giornale e colla di farina, preparati dal vecchio “Lumbardozz’”, che volavano a sera verso il cielo buio, a combattere con il vento.
Rappresentavano i mesi dell’anno, più il tredicesimo dedicato al Santo.
Seguirne il volo per interpretare il futuro. O, forse, pratica scaramantica?
Tradizioni diffuse nelle zone rurali e nei borghi di montagna, un mondo che oggi lotta con lo spopolamento e la mancanza di lavoro, che portano i giovani verso nuove destinazioni.
Riti invernali che affondano le loro radici in antiche tradizioni dei Fuochi.
In tante piccole comunità si raccolgono mucchi di legna e canne, si costruiscono Farchie, si allestiscono Focaracci e Focaroni a cui dare fuoco nel giorno del Santo, con momenti di aggregazione ed allegria intorno ai falò
I fuochi animeranno i luoghi in una notte in cui, secondo la leggenda, anche agli animali verrà data la Facoltà di parlare.
Anche a Pescocostanzo la festa continua ad essere una festa di fuochi. Il Fuoco Sacro sarà acceso al Mattino del giorno 17.
La squadra del Comune ha preparato la pira, con grandi tronchi di faggio, alla base della gradinata che porta alla chiesetta dedicata al Santo, sul “Peschio” (luogo del primitivo insediamento della Comunità).
I Fuochi avevano una funzione purificatrice, come bruciare il passato e tornare alla luce. Rinascere con il sole che in questo periodo dell’anno sorge prima e le giornate si allungano. Allontanavano, il male e le avversità.
Un rito pagano che il processo di sincretismo religioso ha cristianizzato.
La festa si ripropone anche quest’anno a Pescocostanzo per tener viva la memoria, recuperare i segni e le attività di una Comunità che ha vissuto un passato incredibile tra queste montagne.
Un appuntamento sentito e partecipato dai pescolani, destinato a tutti, anche alla curiosità del turista per caso ed ai tanti forestieri, frequentatori dei luoghi, che amano partecipare e vivere con noi questo racconto.
Ma non il folklore; semmai momento di coesione dei pescolani, di incontro, armonia, di riflessione su cosa resta del passato e come sarà Il futuro di questi luoghi e della nostra comunità.
Il prossimo sabato 17, dunque, dopo il programma religioso previsto in mattinata e nel pomeriggio nella chiesetta del Santo, ci si ritroverà tutti in piazza Municipio. Vedremo volare ancora ” i palloni di Sant’Antonio ” (le mongolfiere), e ognuno cercherà di interpretarne il volo e capire come sarà l’anno che è venuto, facendo gli scongiuri se i palloni dovessero cadere o incendiarsi anzitempo.
Poi, la serata continuerà tra canti e degustazione di prodotti tipici che i giovani del Comitato Feste proporranno dalle 17,30 in poi.
Buon Sant’Antonio 2026 a tutti!















