Aveva 93 anni Valentino Garavani “l’ultimo imperatore della moda mondiale.” Si è spento per morte naturale a Roma dove amava vivere. Ma un ricordo particolare ed emozionante è quello del capracottese e maestro sartoriale Sebastiano Di Rienzo. Una storia davvero sentita e pubblicata anche nel libro “Alla corte di Valentino…” scritto a quattro mani con Maria Stella Rossi.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente il Maestro Di Rienzo nella sua casa romana. Come va’ Sebastiano, commosso per la dipartita di

Valentino.
“Un grande uomo col quale ho avuto la fortuna di lavorare dal 1960 al 1963” Come nasce il tuo rapporto con Monsieur Garavani.
“Era settembre del 1960. Ai primi di agosto mi ero licenziato dalla sartoria di Angelo Piccioni sarto conosciuto perché vestiva diverse dive del cinema ed ero tornato a Capracotta con la preoccupazione che al mio rientro nella Capitale sarei stato un disoccupato.
Quando arrivai a Roma mi misi subito alla ricerca nelle tante case di moda, era il 12 settembre. Mi recai prima da Antonelli, quindi De Luca, Fabiani, Fontana, Gattinori ed altri ma con risposte negative visto il periodo di “magra” sulle commesse. Infine in via Condotti da Valentino. Pensavo all’ennesima risposta negativa visto il posto molto aristocratico con saloni immensi, colonne di marmo e pareti affrescate.
ui ricevuto da Lina Magistrali che era la premier e con lei ebbi un colloquio. Mi disse di attendere e dopo un po’, al suo rientro, mi disse che avrei potuto lavorare sin dal giorno seguente. Cosa che non feci perché innanzitutto il giorno seguente cadeva di martedì e portava male, ma soprattutto avrei dovuto accompagnare, con mio padre, a Ciampino, zia Ninetta che faceva ritorno in America.
Iniziai a lavorare per Valentino il 14 settembre 1960. Il laboratorio si trovava in via Condotti, in un palazzo di grande prestigio. In tutte le stanze si respirava il gusto della raffinatezza e dell’arte. Il lavoro lo terminavo presto grazie anche all’esperienza acquisita precedentemente dove bisognava dare qualità e velocità nel lavoro. In seguito seppi che Valentino voleva formare una squadra di soli uomini: mi presero nello staff di sarti del progetto. Fra le altre cose confezionai un tailleur per la mamma di Valentino. In quegli anni la sartoria era anche del padre di Valentino e di una società. Le cose non cominciarono ad andare bene e si vociferava che l’atelier avrebbe cambiato nome e location. Ma noi venivamo pagati con regolarità. Poi man mano la maison Valentino crebbe. E crebbi anch’io al punto di lasciare la maison per mettermi in proprio. Era il 1963.
Con Valentino ho sempre mantenuto contatti e ci siamo incontrati spesso in questi anni. La sua scomparsa è la fine di una storia incredibile di cui tutto il mondo parla e parlerà”.
Conclude così la telefonata Sebastiano Di Rienzo senza celare nella voce un vivo senso di emozione per un vero Maestro della Moda internazionale.













