In ossequio al dettato linguistico del Prof. Francesco Sabatini il termine inglese “overtourism” non possiamo, non dovremmo né scriverlo né pronunciarlo, perché siamo in Italia e va sostituito, per esempio con “sovraffollamento turistico”.
Da quello che è accaduto lo scorso anno a Roccaraso, semplicemente perché una Tiktoker napoletana ha cavalcato sul suo profilo Internet quello che è per noi un fenomeno abituale da più di mezzo secolo, è emerso in maniera eclatante il fenomeno del turismo insostenibile. Lo è stato per noi quello delle domeniche invernali con più di 200 autobus pieno di “scivolatori” sulla neve.
E così mette in crisi i servizi, specialmente dei piccoli comuni, siano essi di montagna o di mare e ne rovina l’immagine e quindi la frequenza di coloro i quali dedicano invece a quelle località un periodo di attenzione maggiore o perché frequentano gli alberghi o perché lì hanno la seconda casa.
Così è accaduto che anche nella graziosa ed elegante Valle di Funes in Alto Adige dove è sbarcato questo fenomeno per loro sconosciuto, e che li ha aggrediti all’improvviso solo perché in Cina su una carta telefonica distribuita in milioni di copie c’era riprodotta l’immagine della chiesetta di Santa Maria Maddalena posta ai piedi delle Odle, le loro spettacolari cime.
Quelli con gli occhi a mandorla ne sono arrivati nel corso del tempo centinaia, forse migliaia per fotografare in diretta quell’immagine da riportare in Cina insieme al Colosseo, San Marco e la Piazzetta.
Per arrivare nei pressi della chiesetta stante l’elevato numero dei visitatori e per prendere anche il posto migliore hanno calpestato quei prati pettinati che fanno dell’Alto Adige un vero vanto. Spesso, muniti del cestino prelevato nell’ultimo albergo di soggiorno, si sono accomodati lì da presso e terminato il ristoro hanno lasciato dovunque buste, bottiglie di plastica e torsoli di mele.
Insomma, una situazione che, rispetto a quello che accade da anni a Roccaraso e che lo scorso anno è andato in diretta perfino in Australia, non ci dimostra la minima differenza con il similare arrembaggio che subisce la località altoatesina; se non quella tra il bianco della neve e il verde dei prati o se volete tra il provvedimento emesso dal sindaco di Funes per installare le sbarre, atte a limitare gli accessi all’area intorno alla chiesetta, e quello denominato “Modello Roccaraso” del limite dei 50 autobus per volta odierni.
Il primo cittadino di Funes ha spiegato il provvedimento emesso e ha affermato anche che: “Non parliamo di
overtourism, ma di fototuristi che arrivano nella nostra valle, fanno una foto e scappano. Click e via!” Cosa resta, aggiunge, solo l’erba calpestata, i disagi causati dalle auto parcheggiate un po’ ovunque, come capita, ma anche i rifiuti che vengono abbandonati nei prati sui quali d’estate pascolano le mucche.
A leggere questa affermazione e con tanto rispetto per un territorio da fare invidia, può anche venire da ridere, perché sembra quasi che il vedersi attribuito il termine overtourism, fenomeno conclamato ormai in tutta Italia, sia spregiativo nei loro confronti.
Più eleganti e più bravi degli altri? No, non è così. I loro visitatori, cinesi muniti di macchine fotografiche non sono diversi dai napoletani muniti di padelle in plastica da mettere sotto il lato bi per scivolare sulla neve. È il risultato che conta: prati sporcati e rovinati da loro, ma pure da noi, grattati da un prurito insopportabile.
Perciò questo fenomeno chiamiamolo con l’anglicismo overtourism o con l’italiano iperturismo o sovraffollamento turistico o sovraturismo, ma il risultato è uguale per tutti: un eccessivo numero di visitatori per le destinazioni che ne compromette l’ambiente; la qualità della vita dei residenti… e pure delle mucche; l’esperienza stessa dei turisti e si trasforma così da beneficio in un peso insostenibile per le comunità locali. Accada a Roccaraso, a Funes, a Positano e via dicendo.
Direbbe il buon Totò e lo riporto benevolmente e con tanto apprezzamento per la sua gente: ma ci faccia il piacere! Se la prenda quella affermazione di overtourism sia pure “fotografica”.
Roccaraso si è rivelata la più sfigata di tutti per via di quel clamore insopportabile che ci ha investito inaspettatamente. Avremmo preferito cento nevicate bloccanti e una bandiera con la “R” che ci contraddistingue da sventolarci sopra, al posto di quel groviglio tricolore tiktokeriano insopportabile.
Fotomontaggio in copertina
Ugo Del Castello

















