
(Gli straordinari, coloratissimi tifosi campobassani)
Si è arenata in riva all’adriatico la striscia positiva di cinque risultati utili consecutivi che stava accompagnando il percorso del Lupo in questa esaltante fase del campionato. Si è fermata a Pineto, che si rivela, ancora una volta, la “bestia nera” della nostra beneamata.
È anche vero, a dirla tutta, che la squadra scesa in campo allo stadio “Mimmo Pavone e Alessandro Mariani” è stata tutt’altro che briosa e incisiva, favorendo così il gioco lineare ed essenziale dell’undici abruzzese, costruito soprattutto su un buon palleggio nella zona centrale del campo. Una buona squadra farcita da diversi under, ma già veterani nell’arte della perdita di tempo…
Il Campobasso purtroppo (voto 5), come già successo nella sfida di andata all’”Axum Molinari Stadium”, non è riuscito a mettere in campo la giusta determinazione sia nella manovra collettiva sia nelle giocate di alcuni singoli.
Al di là, infatti, dei due episodi che hanno deciso la contesa: il calcio di rigore realizzato da D’Andra (22′) e l’espulsione del portierino rossoblù Tantalocchi (36′) per un fallo ritenuto da ultimo uomo; la squadra non è riuscita quasi mai a creare un gioco capace di produrre vere occasioni da gol, che sono rimaste latitanti nel tabellino del vostro cronista.
Mister Zauri (voto 5) dovrà lavorare soprattutto nel blocco di centrocampo, la cui manovra è risultata lenta e macchinosa, priva della richiesta “garra” e della giusta inventiva. Perché non provare ogni tanto la tecnica di Cerretelli…?
Ottima invece l’indicazione arrivata dall’esordio del neo acquisto Salines, calciatore apparso in ottima forma e in possesso di una disarmante personalità (voto 6,5).
Questo il quadro di una partita poco esaltante sia nel gioco sia nel risultato.
Un quadro non degno della straordinaria cornice che i tifosi del Lupo hanno intagliato nel piccolo impianto abruzzese. Parafrasando un pensiero dello storico dell’arte Alessandro Morandotti: «di molte partite si può affermare come per certi dipinti, cioè che la parte più interessante è la cornice».
L’amore dimostrato dagli oltre cinquecento tifosi rossoblù arrivati a Pineto (voto 10), tra questi, famiglie e numerosi bambini, va al di là di una mera partita di calcio, si trasforma in un fenomeno sociale attraversato da un forte senso di comunità, di appartenenza e d’identità. Un’aggregazione spontanea sempre colorata, mai sbiadita; sempre cantata mai schiamazzata; sempre civile mai inurbana; questa è la tifoseria campobassana, fulgido esempio di bellezza e correttezza.
Una bellezza che non è passata inosservata né dal delegato della lega a bordo campo: «sono rimasto stupito positivamente per il bel tifo, i colori e la correttezza dimostrata dai tifosi del Campobasso», né dal telecronista di NOW TV: «il Campobasso grande protagonista della C, accompagnato da una cornice di pubblico straordinaria».
Perdere in campo è semplicemente perdere una partita, vincere sugli spalti è uno stile di vita.
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