Il 31 gennaio 2026, nell’ex Cinema Sant’Antonio di Termoli, si è tenuto il convegno “Custodire voci e volti umani”, promosso dalla Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana e dall’Ufficio Regionale per le Comunicazioni Sociali, in vista della 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Un incontro dedicato agli operatori della comunicazione, che ha saputo intrecciare riflessione ecclesiale, responsabilità professionale e visione etica del giornalismo.
Ad inaugurare i lavori è stato S. E. Mons. Claudio Palumbo, vescovo di Termoli-Larino e delegato CEAM per le Comunicazioni Sociali. Il suo intervento ha posto al centro la frase di Papa Leone: “Custodire voci e volti umani”. Un monito contro la disumanizzazione della comunicazione, dove il fingere rischia di prevalere sull’essere. Mons. Palumbo ha invocato un’alleanza tra gli operatori della comunicazione, fondata su responsabilità, cooperazione ed educazione, per restituire alla parola il suo volto umano.
Il dott. Vincenzo Cimino, ha delineato le sfide del nostro tempo: fake news, intelligenza artificiale, crisi di
fiducia. In questo scenario, ha ribadito l’urgenza di riaffermare i capisaldi del giornalismo: solidarietà, onestà, trasparenza. Ha auspicato una sinergia concreta con l’UCSI (Unione Giornalisti e Comunicatori Cattolici), per costruire una comunità professionale capace di affrontare le trasformazioni in atto. E ha lanciato una proposta: entrare nelle scuole, insieme all’UCSI, per educare i giovani alla buona informazione. L’intervento della dott.ssa Enrica Cefaratti, giornalista RAI e Presidente UCSI Molise, ha portato il respiro del Congresso Nazionale UCSI di Torino.
Ha raccontato l’energia di un confronto generativo, dove formazione e collaborazione si intrecciano. Tra le iniziative, la prossima scuola di giornalismo ad Assisi per i più giovani e la Rivista DESK ha dedicato spazio ai giovani e ai nuovi linguaggi: infatti si parla di Factanza, la piattaforma nata nel 2019 arrivata a 9900 e più follower che nasce con l’obiettivo di tradurre l’informazione in forme e linguaggi vicini alle nuove generazioni. Il progetto prende avvio su Instagram e, nel tempo, si amplia ad altri strumenti come podcast e newsletter.
Non si concentra sulla notizia “dell’ultima ora”, ma preferisce approfondire fenomeni e dinamiche che influenzano la vita quotidiana, anche sul piano psicologico ed emotivo. Al centro ci sono tematiche come i diritti civili, le discriminazioni e le questioni che riguardano il mondo giovanile, spesso poco considerate dai media tradizionali. Cefaratti ha sottolineato come questi nuovi ecosistemi comunicativi meritino attenzione e studio. La crisi dell’informazione classica e il calo di fiducia da parte del pubblico impongono ai giornalisti un rinnovato impegno nel raccontare la realtà con serietà e profondità, e nel costruire una rete solida di collaborazione tra professionisti e istituzioni.
A chiudere il convegno, il giornalista vaticanista
Salvatore Cernuzio che ha offerto una riflessione intensa sul messaggio di Papa Leone XIV. Il Papa invita a custodire volti e voci umane in un mondo dominato da algoritmi e realtà parallele, denunciando il rischio di manipolazione e riscrittura della storia. L’intelligenza artificiale, ha ricordato Cernuzio, è frutto della mente umana e va gestita con consapevolezza, non respinta. Ma ciò che non potrà mai essere sostituito è la presenza fisica, la vicinanza umana, il “camminare con le scarpe sporche” nei luoghi della sofferenza e della speranza. Un messaggio che attraversa tutti i pontificati e che si traduce in gesti concreti, come la presenza di Papa Leone nei luoghi di conflitto e povertà. Cernuzio ha citato e mostrato al pubblico presente il trailer del documentario “Leon de Perù”, che racconta le radici missionarie del Papa attraverso un viaggio immersivo, come esempio di comunicazione incarnata e autentica.
Il convegno di Termoli ha ricordato che la comunicazione non è soltanto un mestiere, ma una responsabilità che attraversa la vita civile, culturale e spirituale delle nostre comunità. In un’epoca in cui la velocità rischia di sostituire la profondità e l’algoritmo sembra prevalere sul discernimento, custodire voci e volti umani significa scegliere un’altra postura: più lenta, più attenta, più incarnata. Significa restituire dignità alle storie, ascoltare prima di parlare, verificare prima di diffondere, comprendere prima di giudicare. È un compito esigente, ma necessario. Perché solo una comunicazione che nasce dall’incontro e dalla verità può generare fiducia, costruire legami e aprire strade nuove in un mondo che cambia.














