Uno studio apparso sulla rivista on line Ruminantia dei veterinari: Giuseppe Vassalotti, Francesca Sauro e Angelo Niro, iscritti all’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Campobasso, conferma una marcata affinità floristico-ecologica tra i pascoli di Abruzzo e Molise, riconducibile alla continuità ambientale dell’Appennino centro-meridionale.
Le differenze emergono soprattutto per fattori altitudinali e gestionali: i pascoli abruzzesi, collocati a quote più elevate e caratterizzati da condizioni climatiche più severe, mostrano una maggiore presenza di specie tipiche degli ambienti subalpini, come Nardus stricta e Festuca rubra, meno produttive ma più resistenti.
In Molise, invece, la maggiore accessibilità dei terreni, la minore acidità dei suoli e la persistenza della pastorizia transumante favoriscono un mosaico vegetazionale più diversificato, ricco di leguminose e con una qualità foraggera mediamente superiore, sebbene più esposta al rischio di sovrapascolamento. Dal punto di vista ecologico, i pascoli abruzzesi risultano più ricchi di specie montane rare, mentre quelli molisani presentano una maggiore diversità funzionale dovuta alla coesistenza di specie mesofile e xerofile.
Sul piano produttivo e nutrizionale, i sistemi di allevamento estensivo al pascolo delle due regioni si confermano in linea con quanto evidenziato dalla letteratura internazionale: le carni provenienti da animali alimentati prevalentemente con foraggi freschi mostrano un profilo lipidico più favorevole rispetto a quelle derivanti da sistemi intensivi.
In particolare, si registra una maggiore presenza di acidi grassi polinsaturi omega-3, un rapporto omega-6/omega-3 più equilibrato, concentrazioni più elevate di acido linoleico coniugato (CLA) e un contenuto complessivo di grasso generalmente inferiore. L’alimentazione basata su pascoli polifiti ricchi di leguminose, tipica delle aree montane e collinari appenniniche, favorisce inoltre l’accumulo di PUFA n-3 a lunga catena e di micronutrienti essenziali come ferro, zinco, selenio e vitamine del gruppo B.
Un ulteriore elemento di interesse nutraceutico è rappresentato dalla biodiversità floristica dei pascoli, che contribuisce alla presenza nella carne di carotenoidi, tocoferoli e composti fenolici ad azione antiossidante. Le carni provenienti da sistemi pastorali ad elevata biodiversità risultano quindi associate a potenziali benefici sul piano cardiovascolare e metabolico, rafforzando il legame tra qualità ambientale dei pascoli e valore nutrizionale del prodotto finale.
In questo quadro si inserisce il dibattito sull’estensione al Molise dell’Indicazione Geografica Protetta “Agnello del Centro Italia”. Il marchio, nato per valorizzare l’allevamento ovino estensivo dell’Appennino centrale, include attualmente diverse regioni ma non il Molise, nonostante le evidenze storiche, ambientali e zootecniche indichino una sostanziale omogeneità produttiva.
Le razze allevate, tra cui Gentile di Puglia, Sopravissana, Comisana, Appenninica e Merinizzata Italiana, coincidono infatti con quelle diffuse nelle aree già certificate, così come analoghi risultano i sistemi alimentari basati su erbe spontanee e fieni locali. Anche i parametri qualitativi delle carni — rese alla macellazione, caratteristiche organolettiche e composizione lipidica — risultano sovrapponibili a quelli degli agnelli già riconosciuti IGP.
La continuità geografica e culturale tra Abruzzo e Molise, storicamente uniti nella stessa regione amministrativa e collegati dalle vie della transumanza, rafforza ulteriormente la richiesta di inclusione. In ambito istituzionale e produttivo emerge una crescente convergenza verso l’ipotesi di ampliamento del disciplinare, considerata una naturale evoluzione del marchio e uno strumento per valorizzare un territorio storicamente vocato alla pastorizia.
Le conclusioni dello studio indicano che i pascoli molisani presentano livelli di biodiversità, qualità pabulari e capacità produttive analoghi a quelli delle aree già comprese nell’IGP. L’estensione del Consorzio consentirebbe di riconoscere formalmente una qualità già esistente, rafforzare la sostenibilità economica delle aziende pastorali e consolidare la coerenza territoriale dell’indicazione lungo l’intera dorsale appenninica. In questa prospettiva, la pastorizia viene confermata non solo come attività produttiva, ma come presidio ambientale e culturale capace di coniugare tutela del paesaggio, sostenibilità e produzione di alimenti ad alto valore nutrizionale.
(foto Ferruccio Giustini)











