Un dolore profondo, lacerante, che ha attraversato l’intera comunità come un silenzio improvviso. Cuori spezzati, volti rigati dalle lacrime, abbracci stretti per trovare conforto. È stato un pomeriggio difficile, carico di emozione e commozione, quello in cui Castelpizzuto ha dato l’ultimo saluto a Silvia Carlucci, la studentessa universitaria di appena vent’anni che ha perso la vita giovedì scorso in un tragico incidente sulla statale 17, a poche centinaia di metri dallo svincolo della Basilica di Castelpetroso.
Dopo l’autopsia eseguita nella giornata di ieri, oggi il paese si è fermato. La chiesa di Sant’Agata era gremita all’inverosimile, incapace di
contenere tutto il dolore e l’affetto che si sono stretti attorno alla famiglia. La sindaca Carla Caranci ha proclamato il lutto cittadino (qui la sua orazione funebre).
Eppure, mentre la bara bianca faceva il suo ingresso, le campane suonavano a festa. Un suono che sembrava voler sfidare la tristezza, ricordando che la vita, anche quando si spegne troppo presto, lascia una traccia luminosa.
Confetti bianchi lanciati verso il cielo, lacrime che scendevano, applausi commossi hanno accompagnato l’arrivo del feretro. Un saluto carico d’amore, per una giovane vita che molti hanno voluto immaginare come un angelo arrivato troppo presto in Paradiso.
Tra i momenti più toccanti, la scelta della sorella di far risuonare in chiesa alcuni brani del cantante rap preferito di Silvia. La musica che lei amava è diventata voce dei ricordi, eco dei momenti felici, testimonianza semplice e autentica della sua giovinezza.
Migliaia di persone, attonite, hanno partecipato al dolore della famiglia. C’erano le compagne di scuola, con cui Silvia aveva condiviso gli anni più spensierati; gli amici conosciuti all’Università del Molise, dove frequentava la facoltà di Economia; i parenti arrivati anche dalla Polonia, terra d’origine della madre.
Ma tra la folla c’erano anche tanti cittadini che Silvia non la conoscevano personalmente. Hanno voluto esserci lo stesso, perché nelle piccole comunità il dolore non è mai solo privato: diventa collettivo, condiviso, parte della stessa identità. Perché essere davvero comunità significa condividere tutto, non soltanto i momenti di festa.
Profondamente toccanti le parole del vescovo di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, che ha guidato la celebrazione invitando tutti a riflettere sul significato cristiano della vita e della morte attraverso le immagini evangeliche del sale e della luce. “Ogni persona – ha ricordato – è chiamata a essere luce capace di illuminare il buio del dolore e sale che dona sapore e significato alla vita degli altri, anche quando si scioglie e non è più visibile.”
Nel ricordo di Silvia, il vescovo ha invitato a leggere il dolore non solo come perdita, ma come occasione di riflessione e consolazione. La sua vita, seppur breve, ha lasciato un segno profondo e continua a vivere nella memoria, nell’amore e nella fede di chi resta. Nella visione
cristiana, la morte non rappresenta una fine, ma un passaggio, una seconda nascita verso la vita eterna.
Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani: “non vivere superficialmente, ma dare senso ai propri giorni attraverso scelte responsabili, solidarietà, giustizia e impegno per il bene comune. Perché il valore di una vita non si misura nella sua durata, ma nel bene che riesce a generare. E poi le orazioni funebri del papà Fernando, della sorella Sonia e del fratello.
Così, tra lacrime e palloncini che si sono alzati in cielo, Castelpizzuto ha salutato Silvia trasformando il dolore in promessa di speranza. Il suo ricordo resta come una luce che continua a brillare, un invito silenzioso a vivere con più consapevolezza, con più amore, con lo sguardo rivolto oltre il dolore, verso ciò che non finisce.
Il direttore di Amolivenews Fabrizio Fusco e tutti i giornalisti della redazione esprimono il profondo cordoglio alla famiglia Carlucci.














