A Roccaraso, sugli Altopiani, la Stagione della neve volge al termine. Quella degli alberghi, ad essa legata in maniera indissolubile da quasi cent’anni, dalle voci che circolano, vedrà chiudere i battenti già dalla metà di marzo. E così quella degli impianti di risalita si troverà, in un certo senso, spiazzata. A dire il vero non dovrebbe essere proprio così, perché negli ultimi anni, con le settimane bianche che sono praticamente scomparse, il rapporto tra queste due principali attività non è più così diretto.
Se si escludono determinati periodi di vacanza gli sciatori concentrano la loro attività nei fine settimana e solo un numero ridotto pratica lo sci alloggiando negli alberghi. Sia nell’una che nell’altra situazione il pendolarismo regna sovrano. Le case, le tante seconde case sono chiuse in maniera cronica e solo in qualche residuo giorno dell’anno spalancano le finestre per fare uscire umidità e odori, si fa per dire, tipici dei luoghi poco abitati.
La neve, questo provvidenziale fenomeno climatico che fino a un decennio fa ci avvolgeva con la sua coltre benefica, è praticamente scomparsa in paese, sulle montagne più basse e sugli altopiani che ci circondano; ormai si attesta intorno a quota milleseicento e con un quantitativo a volte irrisorio che deve essere fortemente integrato con quella programmata. Il fenomeno è più o meno generalizzato anche su tutta la fascia appenninica. In alcune località l’attività sciistica è andata a farsi benedire.
Il problema è enorme e pressante e l’adagio “al tempo non si comanda”, che nel passato ogni tanto rincorreva per situazioni più modeste, oggi appare come un monito insormontabile e mortificante l’attività sciistica, che di quella turistica in questo periodo è preminente.
Le comunità degli Altopiani sono inermi e a nulla serve l’atto che un tempo era premiante, quello di alzare il naso all’insù e veder scendere ondeggiando, da un momento all’altro, i candidi fiocchi.
La conseguenza più immediata è stata la perdita di alcuni alberghi, altri sono stati messi in vendita e la maggior parte vengono trasformati in appartamenti. Solo uno a Rivisondoli è stato abbattuto e valentemente ricostruito con servizi di prim’ordine; ma nella sua bellezza appare come la classica mosca bianca.
Aumenta inesorabilmente il numero delle seconde case che assumono sempre più le caratteristiche di quelle tipiche di certi film dove la polvere e le ragnatele le avvolgono inesorabilmente; i fabbricati abbandonati a se stessi si presentano con un groviglio di problemi che all’esterno recano il segno del degrado e dell’incuria, atte ad affossare definitivamente l’immagine di località turistiche un tempo apprezzate.
Eppure l’alternativa c’è, perché la montagna a differenza del mare ne ha due di stagioni turistiche, ma qui quella verde, quella del turismo dedito alla natura è praticamente inesistente, a differenza della maggior parte delle località alpine dove la stagione invernale occupa solo un terzo dell’intera offerta turistica, che si rivela redditizia perché sviluppata in maniera adeguata verso il piacere di far vivere la montagna con diverse iniziative strutturali ed organizzative.
Qui ci si è cullati sui considerevoli introiti che la neve apportava e la stagione estiva che un tempo occupava ben tre mesi si è ridotta a soli quindici giorni di agosto. Solo sporadiche attività sportive sono spalmate nei mesi estivi, ma i prezzi praticati per ottenerle servono solo a far sì che gli alberghi possano restare aperti.
Nel corso degli anni e con il progredire delle comunicazioni l’attività turistica è cambiata, chi prima trascorreva anche un mese in una determinata località ha ridotto progressivamente questo periodo, fino a rinunciarvi per raggiungere posti sconosciuti e per periodi molto più brevi. Quelle località che sono riuscite a potenziare la propria offerta estiva se hanno perso quei flussi storici altri ne hanno guadagnato di coloro che sono giunti per goderne le prerogative.
Nel 1991 quando si costituì il Parco Nazionale della Maiella il Comune di Roccaraso rifiutò di entrarci, non si comprese il valore aggiunto che avrebbe dato alla nostra secolare attività di ospitalità e soprattutto alla necessità di offrire, senza ombra di dubbio, proprio quelle prerogative che sono insite delle attività che si svolgono in un Parco.
Roccaraso sarebbe diventato lo snodo tra quello della Maiella e quello più antico che fa capo a Pescasseroli, con tutti i benefici che ne sarebbero derivati. Si pensò solo alla libertà di conservare il nefando desiderio di vendere qualche suolo per consentire la costruzione infinita di inutili seconde case.
Quella quantità enorme di seconde case che erano già state costruite nulla avevano insegnato in merito alla già strisciante problematica che attanagliava l’attività di ospitalità alberghiera.
C’è voluto un po’ di tempo e complice la carenza della neve oggi il conto è servito su un vassoio d’argento: alberghi che chiudono, negozi che chiudono o trasformati in outlet, bar e ristoranti chiusi, strade deserte per la maggior parte dell’anno.
Tutti si lamentano, ma nessuno si preoccupa di costituire un tavolo di discussione per tentare, ammesso che si riesca, di recuperare il tempo perso.
Nei tre comuni degli altopiani sono già iniziati i soliti giochetti atti ad addivenire alla formazione di liste per le prossime elezioni comunali, ma a che serve se quel tavolo che avrebbe dovuto interessare in precedenza tutti indistintamente e con un numero di sedie necessarie per porci il lato bi degli abitanti non solo di Roccaraso, ma anche quelli dei cittadini di Rivisondoli e Pescocostanzo? Presentarsi uniti sotto un unico logo è necessità imprescindibile.
È impossibile tentare di ripartire se non si pongono davanti ad ogni iniziativa i programmi, che devono essere ben ponderati in relazione all’indirizzo turistico che si vuole raggiungere. Il problema non è di facile soluzione, ma mai si incomincia a ragionare in una maniera diversa e mai si giungerà a guardare la carenza di neve con sufficiente distacco.
Ugo Del Castello
















