
È successo ancora. Il Campobasso vince la sua terza gara consecutiva in trasferta.
È successo ancora. Il Campobasso espugna di nuovo il “Riviera delle Palme”, la seconda consecutiva, la terza negli ultimi quattro confronti. E pensare che, negli anni 80’, la città adriatica rappresentava per i nostri colori un vero e proprio spauracchio, oggi, invece, venire a San Benedetto del Tronto rappresenta uno dei viaggi più piacevoli.
Un viaggio, durante il quale la nostra squadra è stata accompagnata da mille e duecento angeli custodi sorridenti e gioiosi, giunti in riva all’Adriatico con torpedoni, pulmini e macchine.
Dal Biferno al Tronto con passione e fierezza. Un popolo festoso fatto di famiglie con bambini, giovani, anziani, uomini e donne di qualsiasi età. Una consapevole trasmissione genetica, antropologica, culturale (e che nessuno arricci il naso) di una passione, quella per il calcio, che nelle città di provincia non rappresenta solo una mera espressione sportiva, ma incarna, nella sua accezione più vera, un linguaggio comune che unisce la comunità; un ruolo sociale fondamentale a promuovere quei valori identitari come intimi segni distintivi di un intero territorio.
Valori etici e spirituali che il calcio moderno, quale meretrice vestale del falso “Dio denaro”, continua impunemente a violentare a favore del profitto, a favore dei pochi, a favore delle lobby, a favore dei potenti. Finalmente, per combattere questa squallida deriva, è stata lanciata in questi giorni una petizione popolare “Per un calcio giusto e popolare”, a cui può, anzi deve aderire ogni sportivo.
Uno straordinario momento di democrazia nato grazie all’iniziativa di 150 tifoserie italiane, compresa quella campobassana, mai come questa volta, si sono unite per cercare di riportare il gioco più bello del mondo a una dimensione più vicina alla gente; ma di questo ce ne occuperemo nei prossimi giorni…

Tornando al calcio giocato, quello visto a San Benedetto è stato un Campobasso (voto 6,5) tonico, muscolare e propositivo, che ha palesato un unico neo, quello di non avere ancora assimilato la giusta dose di cinismo che gli consentirebbe di chiudere le gare prima e con un punteggio più ampio.
Una partita affrontata a viso aperto sin dai primi minuti, un approccio che ha consentito ai nostri di creare in sequenza diverse occasioni da gol, e di passare subito in vantaggio (8′) con un bel tiro di “Redivivo” Magnaghi (voto 7), che ha trasformato in oro un pallone vagante crossato in area da “Infrangibile” Cristallo (voto 6,5). Azionata la freccia del sorpasso il Campobasso ha continuato a premere sull’acceleratore esprimendo un gioco propositivo e brillante, per larghi tratti del primo tempo anche autoritario, che ha permesso di produrre ulteriori e favorevoli occasioni, purtroppo non fruttate al meglio, come quella dilapidata da “Galaktico” Gala (voto 6,5); che magnifico calciatore sarebbe se nei momenti topici della gara pensasse un po’ di più alla concretezza della giocata piuttosto che specchiarsi nella vanità del suo talento.
Nel secondo tempo invece, anche per i diversi cambi effettuati da mister Zauri (voto 7), la squadra ha arretrato il baricentro del gioco, gestendo comunque con relativa tranquillità la manovra d’attacco della Sambenedettese; formazione questa, apparsa ben lontana dai fasti del passato.
La spinta della Curva Nord “Michele Scorrano” ha fatto il resto. Cori e battimani dal primo all’ultimo secondo di gioco, risultando, al di là di qualsiasi retorica, il “13esimo” uomo in campo, questa volta il suo contributo è valso il doppio… (voto 10+).
Finalmente, al 94′ è arrivato il triplice fischio del non del tutto convincente arbitro Madonia di Palermo (voto 5). Duemilaquattrocento braccia si sono levate al cielo, il sogno continua…
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