E poi ci sono quelle serate belle, spettacolari, uniche. Un concerto per raccontare il grande jazzista Luis Amstrong, nello stesso stile del musicista americano, nero della Luisiana, specificamente di New Orleans. Timbro voce, parole, tromba, musica di grande spessore, come pagine di un concerto narrato, passionale, profondo, coinvolgente. Roberto Di Carlo e i suoi musicisti, dopo il preludio di Stefano Leone promotore della serata, ha voluto salutare la primavera nella cornice del già cinema Sant’Antonio, al cospetto di una platea gremitissima, un pubblico senza precedenti, assorto e partecipe nello stesso tempo, come nelle note di What a Wonderfull World tra i brani più noti del ragazzo nero che ha imparato a suonare il corno in riformatorio dove era stato rinchiuso per un colpo di fucile in aria, in una città tremendamente razziale.
Nipote di schiavi e con la musica addosso è stato fondatore e ambasciatore del jazz nel mondo. E in una serata come poche, il mondo di Amstrong ha risuonato a Termoli, con un’orchestra eccezionale i cui componenti sono stati presentati dal musicista Di Carlo, nella stessa passione con la quale Amstrong parlava dei suoi.
Autore ed interprete del brano dei brani come il “Che Mondo Meraviglioso“, le cui parole sono fatte di bellezza della natura e inno corale alla vita. Un invito sottile a riflettere, guardare, sognare, ammirare:
“Vedo alberi verdi, ed anche rose rosse.
Le vedo sbocciare, per te e me
E penso fra me e me
Che mondo meraviglioso
Vedo cieli azzurri, e bianche nuvole
Il giorno luminoso beato, la solenne
notte buia
E penso tra me e me
Che mondo meraviglioso
I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche sui volti delle persone che Passano.
Vedo amici che si stringono la mano dicendo.
“Come va?”
Ma in realtà dicono “ Ti voglio bene”
Sento i bimbi gridare. Li guardo crescere.
Loro apprenderanno molto di più di quanto
Io possa mai immaginare
E penso fra me e me
Che mondo meraviglioso
Sì, penso fra me e me
Che mondo meraviglioso“.
Il testo tradotto in italiano, e in queste parole, il senso di una serata il cui filo conduttore è stato lui, il genio, la cui vita artistica si è intrecciata con quella di altri personaggi della storia musicale del Novecento. Uno per tutti il prodigioso duo artistico dei Blus Brorhers, i fratelli Belushi, albanesi d’ America che partendo dalla recitazione si sono proiettati nella musica blus in un contesto di comicità indiscussa, menzionata nel percorso narrativo condotto con enfasi dal maestro Di Carlo.
E con il Maestro i musicisti Marco Molino alla batteria, Manuel Petti alla fisarmonica, Cristiano Cancellario
al piano, Lorenzo Mastrogiuseppe al contrabbasso e Antonella Pacifico, sono arrivati alla fine del percorso quasi inaspettamente, con la brillante esecuzione di un brano con Stefano Leone alla fisarmonica e il simbolico dispiegamento di ali dal brano Volare, capolavoro della musica leggera italiana e del pop internazionale.
” Penso che un sogno così non torni mai più“. Già un sogno, che chiude un ciclo di cultura e musica d’autore raccontata con dovizia di particolari in un’alternanza di brani che hanno fatto rivivere personaggi che hanno segnato un’epoca, facendo storia, travalicando nazioni, continenti e confini che non hanno motivo di essere per una musica che unisce, senza bandiere e che fa volare nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, per guardare quel “mondo meraviglioso“, immaginato, cantato, suonato e vibrato a fiato da un artista di colore, diventato orgoglio.
Fernanda Pugliese














