Dopo settimane di attesa, appelli pubblici e un ultimatum lanciato dall’associazione Asperger Abruzzo, una bambina di otto anni ha finalmente iniziato le terapie riabilitative di cui aveva urgente bisogno. Il caso, che ha coinvolto l’ASREM e la sanità della Regione Molise, si è sbloccato nel pomeriggio di martedì 17 marzo, quando alle ore 14 la piccola è stata presa in carico presso un centro convenzionato di Isernia.
Una vicenda che, secondo l’associazione, rappresenta sì un risultato importante, ma lascia anche “un retrogusto amaro”, perché – sottolineano – non si dovrebbe arrivare a una mobilitazione pubblica per ottenere un diritto fondamentale, soprattutto quando riguarda un minore.
L’11 marzo l’associazione Asperger Abruzzo aveva annunciato che, in assenza di risposte entro dieci giorni, sarebbe scesa in piazza davanti alla sede della sanità regionale. La bambina, figlia di Nicolina, attendeva infatti da dicembre 2025 l’avvio delle terapie già prescritte dall’ASREM.
Dopo settimane senza sviluppi concreti, la situazione si è improvvisamente sbloccata pochi giorni dopo l’ultimatum. La bambina ha così potuto iniziare il proprio percorso riabilitativo nel centro di riferimento più vicino alla famiglia.
“È una vittoria importante per l’associazione, ma soprattutto per una bambina che aveva bisogno urgente di iniziare le cure”, spiegano i rappresentanti di Asperger Abruzzo. “Accogliamo questo momento con gioia e sollievo, ma resta l’amarezza per una battaglia che non sarebbe mai dovuta esistere”.
Nei giorni scorsi l’ASREM aveva diffuso un comunicato in cui ribadiva “l’impegno costante nell’assicurare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a tutti i cittadini, con priorità per i minori”. Un’affermazione che l’associazione contesta, sostenendo che i LEA non possano restare un principio astratto ma debbano tradursi in servizi realmente accessibili.
Secondo Asperger Abruzzo, la disponibilità di terapie in altre sedi regionali non può essere considerata una risposta adeguata quando si tratta di trattamenti settimanali e continuativi per una bambina di otto anni con gravi difficoltà nel linguaggio e nella motricità. “L’accessibilità non è un dettaglio organizzativo – sottolineano – ma parte integrante del diritto alla cura”.
Nel comunicato dell’azienda sanitaria si faceva inoltre riferimento alla mancanza di segnalazioni formali da parte della famiglia. L’associazione ribatte che la madre si era recata direttamente presso il centro di Isernia, ricevendo però una risposta netta: nessuna disponibilità e liste d’attesa chiuse.
In assenza di alternative reali, le uniche opzioni prospettate sarebbero state il ricorso al privato o lo spostamento verso altre sedi regionali, soluzioni ritenute difficilmente sostenibili nel tempo per una famiglia con un minore che necessita di terapie costanti.
I fatti, secondo l’associazione, parlano chiaro: a dicembre 2025 viene consegnato alla madre il percorso terapeutico, ma con l’avviso che non avrebbe trovato posto vicino a casa; il 13 febbraio la donna decide di esporsi pubblicamente chiedendo aiuto; per settimane non arriva alcuna risposta; l’11 marzo arriva l’ultimatum; pochi giorni dopo la situazione si sblocca.
“Non è una polemica, ma una questione di realtà”, spiegano da Asperger Abruzzo. “Quando un problema si risolve solo dopo che diventa pubblico, è inevitabile chiedersi cosa sarebbe successo se quella voce fosse rimasta inascoltata”.
Nonostante le critiche, l’associazione sottolinea di non avere un interesse polemico ma un unico obiettivo: garantire ai bambini le cure di cui hanno diritto. Oggi, infatti, resta soprattutto un dato concreto: una bambina di otto anni ha finalmente iniziato le sue terapie. Ed è questo, più di ogni comunicato o dichiarazione, il risultato che conta davvero















