L’allerta meteo non ha fermato ieri, nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Vasto, quella che per i vastesi è “la festa precedente la Settimana Santa”.
La reliquia della Sacra Spina, è una” spina della Corona di Cristo, custodita della cappella laterale l’Altare Maggiore e custodita dalla storica “Confraternita della Sacra Spina e del Gonfalone” (dal 1543 Congregazione laicale). Essa rappresenta un pilastro della tradizione religiosa locale, con una storia che intreccia nobiltà feudale, miracoli popolari e devozione collettiva.
La Sacra Spina giunse a Vasto nel XVI secolo grazie alla famiglia D’Avalos, signori della città. Ferrante Francesco II D’Avalos, marchese e delegato del re di Spagna Filippo II al Concilio di Trento (1545-1563), ricevette in dono la reliquia da Papa Pio IV come riconoscimento per i suoi servigi.
Trasportata a Vasto dal nipote Alfonso, fu collocata nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. I D’Avalos la onorarono erigendo una cappella maestosa nel 1647 (ad opera di Diego D’Avalos) e arricchendola con suppellettili sacre. Nel 1718, il Capitolo della Collegiata, ottenne da Roma, dalla Sacra Congregazione dei Riti, un Ufficio straordinario proprio per la Messa celebrata nel periodo antecedente la Passione.
Nel 1732, ulteriormente, da Papa Pio IV furono concesse le Indulgenze Plenarie per i devoti.
La devozione popolare si radica in prodigi attribuiti alla reliquia, che rafforzano il legame con la Passione di Cristo. Tra l’ora sesta e la nona del Venerdì Santo, la spina fiorisce producendo una lanugine bianca simile a bambagia, rinnovando il mistero pasquale.
L’episodio più celebre, invece, è l’incendio del 14 giugno 1645, vigilia del Corpus Domini: le fiamme devastarono l’altare, il coro, l’organo e il tetto della chiesa, ma uno schiavo turco, sfidando il rogo, salvò l’ostensorio con la reliquia, uscendone illeso. Liberato dal feudatario D’Avalos, l’evento – raffigurato in un affresco di Andrea Marchesani del 1857 – è visto come miracolo divino. Storicamente, la Spina era anche portata in processione durante mareggiate per proteggere i pescatori o nei parti difficili, simboleggiando protezione materna e divina.
Il Parroco all’apertura della solenne celebrazione officiata dall’Arcivescovo Chieti-Vasto Mons. Bruno Forte, ha salutato calorosamente tutti i convenuti ed ha riportato l’attenzione di menti e cuori sul concetto che “imparare ad amare significa imparare ad amare Gesù” e che “la Sacra Spina rappresenta le sofferenze quotidiane dell’uomo moderno”.
La Chiesa era gremita di devoti vastesi, di autorità civili, militari e religiose. Numerosi le Confraternite abruzzesi convenute, alle quali si sono affiancati i delegati facenti parte del Coordinamento regionale Abruzzo e Molise.
Al microfono il Priore Massimo Stivaletta, già questore della città, in saio bianco, mozzetta azzurra e croce bianca-rossa degli D’Avalos. Emozionato ha invitato alla preghiera comunitaria per un mondo di Pace. Anche questo straordinario esempio di religiosità popolare mescola penitenza, solidarietà e identità comunitaria: i vastesi invocano la loro reliquia come “intercessore” nei pericoli, incarnando una fede vissuta nelle strade e nelle case.















