Posto nell’angolo sotto le mura, all’ingresso del paese antico e di fronte al castello, il busto dell’Imperatore Svevo, registra l’attaccamento di Termoli al suo maniero. Fortemente voluto dalla sezione dell’ Archeo Club e dal suo presidente Oscar De Lena nel cinquantenario della sua fondazione, è stato realizzato dall’artista Michele Carafa e fuso presso la fonderia Di Giacomo di Napoli.
Svelata ieri pomeriggio al cospetto del sindaco Nico Balice, del senatore Costanzo Della Porta e delle autorità cittadine, l’opera bella e armonica, conferma nel suo stile e nelle fattezze, la personalità di un imperatore passato alla storia,ad imperitura memoria, come lo stupore del mondo. Un titolo che a distanza di secoli resiste e non tramonta.
Un genio della politica ed un precursore dei tempi come si evince dalle note storiche del presidente De Lena che davanti ad una platea di soci e rappresentanti delle associazioni cittadine e un pubblico numeroso, tra folate di vento gelido, ha tracciato a grandi linee il profilo dell’Imperatore e il suo rapporto con Termoli il cui castello, da lui fatto restaurare e rafforzare tra i tanti dell’area peninsulare dei Giustizierati e della contea di Molise, ha ospitato suo figlio Manfredi.
Ancora saldamente ancorata al suo monumento più antico e prestigioso, la città di Termoli, con l’opera simbolica realizzata con il contributo della sezione, di cittadini e imprese del territorio, si avvale di un’ ulteriore opera artistica che arricchisce il patrimonio omaggiando personalità del passato remoto e prossimo che ne hanno disegnato il volto.
E il busto dell’imperatore Svevo, nelle sue proporzioni armoniche, nei colori dell’azzurro mare prospiciente non è solo omaggio ma simbolo rappresentativo di una potestà imperiale lungimirante, raffinata e colta, irripetibile in un certo senso ma che vale come lettura di un periodo storico noto anche per la Crociata della Pace di cui fu protagonista una mente eccelsa che ha saputo interpretare il valore delle crocevie di popoli e culture per la crescita dell’umanità.
Precorrendo i tempi, oltre ad avere accolto a corte studiosi di ogni dove e menti illuminate, ha di fatto, trasformato le diverse parlate sedimentate nei territori, in una lingua nuova, mediterranea, popolare, ricca di lemmi, colta e italiana degna, che ha fatto scuola.
Fernanda Pugliese













