A volte la letteratura riesce a riportare alla luce ciò che sembrava destinato al silenzio. Nel libro di Antonella Presutti, La nebbia sale dalla terra, le voci che emergono sono quelle di personaggi nati dalla fantasia ma nutriti di ricordi, affetti e tratti di persone reali. Figure che sembrano finalmente trovare le parole che in vita non ebbero la possibilità di pronunciare. È un racconto corale, attraversato da presenze che chiedono ascolto e che la scrittura restituisce con delicatezza e forza: le libera, finalmente.
Il luogo del racconto è tra Salcito e Bagnoli dove esiste ancora una dimora di campagna, un casino, che il tempo non ha saputo cancellare. La chiamano la Cipressina: un giardino che continua a fiorire anche quando nessuno lo guarda, un balcone naturale affacciato sul Trigno, un luogo che sembra trattenere le voci di chi l’ha abitato.
Fra quelle voci ce n’è una che per anni è rimasta quasi dimenticata, quella di Lina Pietravalle, una scrittrice appartata, rimasta ai margini della memoria collettiva ma capace di raccontare la sua terra con una sincerità che oggi sorprende. È da questa figura, riscoperta con passione e pazienza, che Antonella Presutti ha iniziato il suo viaggio narrativo.
La presentazione del libro si è tenuta presso La Molisana di Campobasso, nell’ambito della
Campagna Letteraria Vincenzo Ferro, con la brillante giornalista Michaela Marcaccio nel ruolo di padrona di casa. Accanto ad Antonella Presutti, la “pirotecnica” Rosalisa Iannacone che, con le sue clip originali, ha come sempre accompagnato il pubblico negli ambienti del romanzo. Le immagini accattivanti
hanno dato corpo all’analisi dei personaggi vissuti in quel luogo, restituendo loro profondità e una nuova possibilità di esistere.
Antonella Presutti (docente di Lettere e Presidente della Fondazione Molise Cultura) ha cercato le radici della sua storia non solo nei libri, ma anche nei paesaggi che le hanno generate. Ha camminato tra colline, sentieri, case abbandonate. Ha ascoltato ciò che i luoghi conservano, ciò che non si vede ma resta. La Cipressina, in questo percorso, diventa una soglia: un punto di passaggio tra ciò che è stato e ciò che ancora vibra, dove il passato continua a parlare. Qui si intrecciano memorie, silenzi, frammenti di vite che sembrano chiedere di essere raccontate. Entrare in quella casa, per l’autrice, è come entrare in una pagina che attendeva da tempo di essere scritta.
Il Molise che emerge dal libro non è un paesaggio addolcito. È una terra ruvida, resistente, capace di custodire e allo stesso tempo ferire. Una terra che non chiede scusa per la sua durezza, ma che proprio in quella durezza rivela una bellezza essenziale.
Antonella Presutti restituisce questa complessità con una lingua attenta, asciutta, capace di far emergere il fiabesco senza tradire la verità. La nebbia che “sale dalla terra” diventa così immagine di un passato che non svanisce, ma ritorna. Un passato che chiede ascolto. E diventa anche un gesto di cura. Cura verso una voce dimenticata, ma soprattutto verso tutte le voci che nel libro trovano spazio e dignità. È un invito a guardare il Molise non come un margine, ma come un centro possibile. Un luogo dove le storie nascono lente, profonde, radicate. In un tempo che corre, Presutti sceglie la lentezza. Sceglie l’ascolto. Sceglie di dare parola a chi non l’ha avuta.
Il libro non chiude, ma apre. Apre sentieri, memorie, possibilità. È un viaggio dentro una regione e dentro le persone che l’hanno abitata. È un modo per restituire voce a chi l’aveva perduta. E mentre la nebbia si solleva, ciò che resta non è l’ombra, ma la luce sottile di una storia che finalmente torna a respirare.





























