Un ritorno decisamente fuori dagli schemi quello di Mauro Petrarca, artista abruzzese che negli anni ha trasformato il tema della morte in un’opera stilistica personale, sospesa tra teatro, musica e provocazione. Conosciuto negli ambienti musicali nazionali come il poeta cimiteriale.
Questa volta, però, Petrarca cambia prospettiva: il nuovo singolo nasce non da una sua penna, ma dall’adattamento di un testo antico. A fare da base è infatti un componimento di Rustico Filippi, esponente della poesia comico-realista del Duecento, noto per il suo linguaggio diretto e irriverente.
Il risultato è un brano dal titolo spiazzante, “Dovunque vai con teco porti il cesso”, che mescola epoche e linguaggi in modo del tutto inaspettato. L’arrangiamento costruisce un ponte sonoro tra passato e presente: da una parte strumenti antichi come clavicembalo e viola da gamba, dall’altra gli effetti del progressive rock.
Ma l’elemento più sorprendente arriva sul piano sonoro: al centro della composizione emerge un rumore quotidiano, trasformato in scelta artistica precisa: lo sciacquone diventa ritmo. Un suono che rafforza il carattere giocoso e anticonvenzionale del brano.
Il videoclip, girato interamente a Castel di Sangro, coinvolge volti e talenti locali, confermando il forte legame dell’artista con la sua cittadina. Un lavoro sperimentale che offre forma visiva a un’idea bizzarra, ma che sicuramente affascinerà i seguaci del genere. La scommessa del poeta-cantautore castellano è quella di bissare l’indimenticato successo del brano “Marta la Cornacchia“.












