La recente scoperta di lupi morti nei territori di Alfedena e Pescasseroli riporta al centro del dibattito pubblico uno dei temi più delicati per le aree interne appenniniche: la convivenza tra uomo e fauna selvatica. Un equilibrio complesso, costruito nel tempo attraverso politiche di tutela, strumenti di compensazione e, soprattutto, un dialogo continuo tra istituzioni, comunità locali e operatori del territorio.
A intervenire sulla vicenda è stato il sindaco di Opi e presidente della Comunità del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Antonio Di Santo, che ha voluto riportare la discussione su un piano di responsabilità e misura, evitando derive emotive e contrapposizioni sterili. Le sue parole tracciano una linea chiara: condanna ferma per un atto grave come l’avvelenamento dei lupi, ma anche rifiuto di generalizzazioni che rischiano di incrinare ulteriormente un tessuto sociale già fragile.
“Gli equilibri sono delicati e si fondano su un principio imprescindibile, il rispetto reciproco. In queste ore, mentre le indagini sono ancora in corso, assistiamo purtroppo a una deriva fatta di accuse e attacchi sui social, spesso indiscriminati. Colpire un’intera categoria, come quella degli allevatori, senza alcun elemento certo è ingiusto e controproducente. Sono altrettanto convinto che un gesto così grave sia opera di uno o più sconsiderati e non possa essere ricondotto a chi, ogni giorno, lavora onestamente e convive con la fauna selvatica con sacrificio e responsabilità.
Allo stesso modo, esprimo piena solidarietà al Direttore del Parco, anch’egli oggetto di attacchi ingiustificati, il suo lavoro, come quello di tutto l’Ente Parco e della Comunità che rappresento, è da anni improntato a un equilibrio concreto tra tutela ambientale e sostegno al territorio, un impegno quotidiano che si traduce in collaborazione costante con le comunità locali, nel riconoscimento e nel risarcimento dei danni da fauna (anche fuori area protetta) e nell’affiancamento a chi vive e lavora in queste aree con serietà e rispetto.
La sfida che portiamo avanti da tempo è proprio questa, coniugare la conservazione della natura con lo sviluppo socioeconomico delle nostre comunità, un percorso complesso, costruito con fatica, che dimostra come tutela dell’ambiente e attività umane possano coesistere attraverso responsabilità, dialogo e strumenti concreti.
Il gesto va condannato con assoluta fermezza, non saranno una manciata di delinquenti a incrinare un rapporto secolare costruito sul nostro territorio. Ma proprio per questo è necessario mantenere alta l’attenzione, perché quell’equilibrio resta fragile e perché la conservazione della stura va custodita costantemente ogni giorno con responsabilità. Noi siamo dalla parte del territorio, della natura, del lupo e di quell’equilibrio che da anni ci contraddistingue. Difenderlo significa difendere il futuro della natura e delle nostre comunità.”