Santa Croce di Magliano ha appena salutato un’altra edizione della festa dedicata alla Madonna dell’Incoronata nell’ultimo sabato di aprile (nel linguaggio popolare “U lut’m sabb’t d’abbrìl”), quest’anno coinciso col 25 aprile. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a rivelarsi uno dei momenti più identitari e partecipati della vita del paese e che segna l’arrivo della primavera e l’antico
legame di sempre dell’uomo con gli animali. Non si tratta soltanto di un evento religioso: è un intreccio di memoria collettiva, legame con la terra e profondo rispetto per gli animali che accompagnano da sempre la storia della comunità.
Fin dalle prime luci del mattino il centro del paese si è riempito di suoni e colori: le strade animate dalla banda, le famiglie affacciate alle porte, i bambini incuriositi. Intanto, dalle campagne circostanti, i proprietari delle masserie si sono preparati al momento più atteso, dopo giorni di lavoro dedicati a pulire, adornare e preparare gli animali protagonisti del rito.
La tradizione vuole che ognuno di essi compia tre giri attorno alla Chiesa di San Giacomo, un percorso simbolico che affonda le radici nel passato più remoto del paese. Al termine del terzo giro, il parroco don Costantino di Pietrantonio ha impartito la benedizione, mentre la piazza, gremita di persone, ha accolto con rispetto e partecipazione entusiasta ogni passaggio.
Quest’anno, come sempre, sono arrivati cavalli, mucche, pecore, caprette, buoi…e non solo, provenienti da Santa Croce e dai paesi vicini. Un segno evidente di quanto questa tradizione sia sentita in tutto il territorio. I cavalli, in particolare, hanno regalato uno dei momenti più
emozionanti: alcuni di loro, davanti alla statua della Madonna dell’Incoronata, si sono inginocchiati, quasi in un gesto di devozione che ha commosso i presenti. Un’immagine che rimane impressa e che racconta, meglio di mille parole, il legame profondo tra la comunità e la Madonna. A rendere ancora più suggestiva la scena, i cavalieri vestiti a festa, molti dei quali portano
a tracolla la tipica treccia di formaggio, simbolo gastronomico del paese, che viene poi condivisa tra amici e parenti come gesto di buon auspicio.
Tra il suono delle fruste, il vociare della folla e il passo cadenzato degli animali, è comparsa anche la figura dello Scarciacappe, figura simbolica che indossa stracci e che guida due buoi aggiogati, legata a racconti popolari collegati alla festa richiamando antiche leggende e che rappresenta la “rottura” con l’inverno per l’entrata della primavera. Il culmine della giornata è stato, come da tradizione, l’avvio della processione della
Madonna dell’Incoronata, annunciata dal rintocco delle campane e preceduta da un gruppo di cavalli che ha aperto il corteo con solennità. Le origini di questa celebrazione sono stratificate e affascinanti: un intreccio di riti antichi, devozioni popolari e legami storici con la Puglia, dove la Madonna dell’Incoronata è venerata da secoli. Non è un caso che, un tempo, i pellegrini santacrocesi tornassero proprio in questi giorni dal santuario di Volturara compiendo anch’essi i tre giri attorno alla chiesa come segno di ringraziamento.
Oggi come allora, la festa continua ad essere un momento di incontro, identità e appartenenza. Una tradizione che non si limita a sopravvivere, ma che vive e si rinnova, grazie alla partecipazione di un’intera comunità che, ogni anno, riconosce in questo rito un frammento prezioso della propria storia. Santa Croce di Magliano, ancora una volta, ha dimostrato che le tradizioni non sono solo ricordi: sono radici che continuano a nutrire il presente. (galleria foto Rossella De Rosa)





















