La nuova ondata di avvelenamenti alla fauna selvatica scuote tutto il territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A parlare è Aldo Di Benedetto, sindaco di Barrea, già direttore dell’Ente Parco tra il 2002 e il 2008, che in questa intervista traccia un parallelo inquietante tra il passato e il presente della fauna selvatica.
L’ex direttore ricorda con amarezza la “vera e propria strage” di orsi avvenuta nei primi anni Duemila, un episodio che colpì profondamente l’opinione pubblica. Tra le vittime anche Bernardo, un orso divenuto simbolo del parco, insieme ad altri esemplari e a diverse specie animali. Nonostante l’impatto mediatico e le indagini avviate, il caso si concluse con un’archiviazione, lasciando interrogativi irrisolti.
Oggi, secondo Di Benedetto, il quadro appare ancora più preoccupante. Se allora si trattò di un episodio isolato e circoscritto, ora emergerebbe una diffusione sistematica di esche avvelenate in più comuni del parco. Una dinamica che farebbe pensare a un’azione coordinata e organizzata, con il lupo appenninico come principale bersaglio.
Sul piano normativo, Di Benedetto evidenzia il recente cambiamento nel regime di tutela del lupo a livello europeo: da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”. Una modifica che, pur mantenendo la salvaguardia, apre alla possibilità di interventi di controllo numerico in caso di criticità territoriali.












