Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra i paesaggi d’alta quota del Voltigno, a Carpineto della Nora (Pe), si rinnova ogni anno una scena che sembra provenire da un’altra epoca: la transumanza. Un evento che non è soltanto tradizione, ma un vero e proprio viaggio nel tempo, dove uomini, animali e natura tornano a dialogare secondo ritmi antichi.
I cavalli in movimento attraversano i pascoli del Voltigno seguendo sentieri storici che per secoli hanno rappresentato le grandi vie della pastorizia appenninica. Il loro passo lento scandisce il paesaggio, mentre il suono degli zoccoli si confonde con il vento e con il silenzio vasto delle praterie d’altura. Non è una semplice scena rurale: è un frammento di storia che continua a vivere.
Osservare la transumanza significa entrare in una dimensione sospesa, dove la natura non fa da cornice ma diventa protagonista assoluta. Il respiro degli animali, il ritmo del cammino, l’assenza quasi totale di rumori artificiali: tutto contribuisce a costruire un’esperienza immersiva, capace di riportare il visitatore a un rapporto più essenziale con l’ambiente.
Il viaggio, però, non si esaurisce nel movimento. A metà mattinata arriva il momento dello sdijuno, antica tradizione pastorale abruzzese che segna una pausa sostanziosa dopo le ore di cammino. Attorno ai pastori si consuma un pasto semplice e ricco allo stesso tempo: pane casereccio, pecorino di montagna, salumi tipici e vino locale. Ma il valore di questo momento va oltre il cibo. È soprattutto un incontro umano, fatto di racconti e memorie.
Tra un bicchiere di vino e un pezzo di formaggio emergono storie di vita in quota: la fatica quotidiana, la solitudine dei pascoli, ma anche il senso profondo di libertà che accompagna chi vive ancora secondo i ritmi della montagna. È una cultura che ha resistito nei secoli proprio grazie alla sua essenzialità, lontana dalle logiche della modernità, e per questo ancora oggi sorprendentemente viva.
In Abruzzo la transumanza al Voltigno non si limita dunque a essere osservata. Si attraversa, si ascolta, si respira. È un’esperienza che obbliga a rallentare, a cambiare prospettiva, a riscoprire un legame antico tra uomo, animali e terra che altrove si è quasi dissolto.
Non è uno spettacolo costruito per essere guardato. È memoria vivente che continua a camminare. E quando il corteo si allontana e il silenzio torna a occupare i pascoli, resta la sensazione netta e rara di aver attraversato qualcosa di autentico, destinato a non dissolversi facilmente nella memoria.
08:30 – Arrivo dei transumanti e colazione salata
09:00 – Inizio transumanza
12:30 – Sdijuno con i pastori















