Bobby Solo in un suo celebre brano del 1967 cantava “Non c’è più niente da fare, è stato bello sognare”, incipit proprio del vinile ”Non c’è più niente da fare” oggi è diventata la colonna sonora dell’ospedale Caracciolo di Agnone.
Infatti l’ospedale alto molisano dal prossimo giugno diventerà Ospedale di Comunità che significa “struttura sanitaria di ricovero breve (di norma fino a 30 giorni) intermedia tra il domicilio e l’ospedale per acuti, inserita nella rete territoriale che offre assistenza infermieristica continua e cure di medio-bassa intensità per pazienti cronici o post-acuti, facilitando dimissioni protette e riducendo ricoveri impropri”.
In definitiva “una struttura dove si eviterà l’ospedalizzazione di pazienti che non necessitano di cure ad alta intensità ma che non possono ancora essere assistiti a casa e destinata a persone con patologie croniche riacutizzate o in fase post-acuzie che richiedono sorveglianza infermieristica continuativa. Ospedale di Comunità la cui gestione la cui responsabilità clinica è spesso affidata ai medici di medicina generale,, pediatri o medici convenzionati, in collaborazione con infermieri di comunità”.
Oramai la rassegnazione fra la popolazione impera visto che alla notizia del declassamento nessuno, ed in particolare le associazioni nate a difesa dell’ospedale, si son fatte sentire, tantomeno tutti i paesi che si appoggiavano al Caracciolo per l’assistenza.
L’unica nota pervenuta è quella del sindaco di Agnone e presidente della Provincia.
“Dopo sedici anni di commissariamento sanitario –scrive Daniele Saia– diventiamo l’unica provincia d’Italia senza un punto nascita. Il “Caracciolo” è stato declassato a ospedale di comunità. Tutti i nostri sforzi, la volontà, la passione e la determinazione e anche le rassicurazioni date ai cittadini, vengono demoliti in un secondo da queste scelte scellerate. L’ospedale di comunità costa esattamente come quello di area disagiata, abbiamo già predisposto un progetto che faremo uscire nei prossimi giorni, presentandolo alla cittadinanza e che presenteremo ai commissari, ai quali chiederemo una valutazione”.
Della serie: finché c’è vita c’è speranza.













