Tutto cominciò nell’ufficio del Sindaco di Roccaraso, Mario Liberatore, una mattina fredda d’inverno, quando sul quotidiano che portò il collega Fabrizio era apparsa la notizia che il Dottor Leonardo Vecchiet, medico della Nazionale di Calcio Campione del Mondo del 1982, aveva intenzione di far svolgere, prima della partenza per Messico, dove si sarebbero svolti i Campionati del Mondo di calcio 1986.
Un periodo di preparazione in quota per acclimatare i giocatori alle altezze di Città del Messico e dintorni.
In un attimo, un pugno di dipendenti che eravamo lì per il solito incontro mattutino prima di cominciare il lavoro, guardammo in faccia il Sindaco e all’unisono la parola d’ordine fu “Roccaraso, Toppe del Tesoro”. Quasi volesse essere il punto prezioso di riferimento per andare a cogliere il miglior augurio azzurro.
Di contro, Mario Liberatore espresse un solo nome “Remo Gaspari”, all’epoca Ministro della Funzione Pubblica. Mario chiamò il Dottor Tilli della segreteria e già due giorni dopo si sedette al cospetto del Ministro per illustrargli l’ospitalità a qualunque costo di Roccaraso; gli albergatori avrebbero sostenuto la spesa per l’albergo che fosse stato individuato dalla Federazione e il Comune avrebbe sostenuto le spese organizzative e di ammodernamento della struttura attinente al campo di calcio.
L’entusiasmo espresso dal Sindaco entrò immediatamente nell’animo di Remo Gaspari, che chiamò il Dottor Vecchiet e gli prospettò la concreta possibilità di salire in quota a Roccaraso.
E sì, perché in fondo era l’Abruzzo, il suo Abruzzo e pure quello del Dottore, che insegnava all’Università di Chieti, che doveva fregiarsi di questa opportunità, di mostrare che anche sulle nostre montagne esisteva una realtà turistica e sportiva all’altezza delle migliori località turistiche della montagna italiana.
Venne il Dottore con alcuni membri della Federazione, fu visionato l’impianto sportivo e si impartirono tutti i suggerimenti necessari per rendere la struttura funzionale ed accogliente.
Fu scelto l’Hotel Boschetto su all’Aremogna a quota milleseicento, da dove, affianco partiva la telecabina che portava in quota a 2.140.
Il programma per due settimane era semplice: mattinata sulle Toppe per una lunga camminata atta all’ossigenazione cardiopolmonare e pomeriggio allenamento sul campo sportivo.
Trascorsi i giorni di Pasqua, con i lavori di sistemazione del campo sportivo in corso di ultimazione e con le montagne ancora coperte di neve i roccolani si misero al lavoro.
Il Comune provvide alla consueta ripulitura di strade e piazze dai residui rifiuti dell’inverno finiti sotto la neve, i prati furono adeguatamente pettinati con l’erba in fermento; mentre le attività economiche cominciarono ad infiorare con un mese di anticipo il proprio spazio antistante alberghi, negozi e pubblici servizi.
Erano i tempi di “Quelli della notte”, la trasmissione di Arbore e qualche bontempone si divertì a mettere un po’ di parapiglia tra vasi di fiori e piante verdi; in altri tempi sarebbe successo il finimondo, ma lo spirito festoso e propositivo di tutti prese l’accaduto alla buona, si sistemò tutto e tutto giunse alla perfezione per i giorni antecedenti l’arrivo della carovana Azzurra.
Nessuno avrebbe immaginato cosa invece sarebbe successo in un giorno immediatamente antecedente al loro arrivo.
Arrivò come un fulmine a ciel sereno la tremenda notizia del disastro di Cernobyl e subito il pensiero di tutti volò ad un possibile annullamento del programma di allenamento in quota.
Per fortuna la Nazionale arrivò e i giorni di preparazione furono caratterizzati dalla presenza di migliaia di tifosi giunti da ogni parte per assistere agli allenamenti. Intorno al campo erano state posizionate tribune tutt’intorno, lo scosceso fianco della strada statale divenne la curva nord dell’Olimpico e le automobili dei tifosi strariparono tra i prati che cingono il paese.
Per la camminata in quota non se ne fece niente per i tifosi. Nessuno poté salire all’Aremogna e men che meno sulla telecabina se qualcuno fosse arrivato a piedi, dove il passaggio fu riservato ai soli giornalisti e fotografi autorizzati.
Chi entrava nella hall dell’albergo, se aveva un buon fiuto, sentiva subito l’odore di tabacco che usciva dalla pipa di Bearzot, che ringraziò Roccaraso con una didascalia apposta di suo pugno su una gigantografia della squadra, prontamente predisposta dal noto fotografo abruzzese Schiazza.
La sala congressi del Municipio, opportunamente sistemata, divenne il luogo dedicato alle televisioni e da dove ogni sera si svolgeva la trasmissione “Il processo di Aldo Biscardi”.
Insomma, ci sarebbe da scrivere molto di più, ma è cosa impossibile. Questo è il clima operoso e festoso che avvolse in primis i roccolani quando ebbero la certezza di ospitare la Nazionale di calcio e questo in breve fu il clima che i giocatori, in maniera discreta ebbero intorno a loro.
La squadra partì per il Messico, giocò fino ai quarti di finale quando perse 2 a 0 con la Francia Campione d’Europa di Michel Platini.
Enzo Bearzot chiuse il suo compito, il Dottor Vecchiet tornò all’Università, ci fu molta delusione. Ma Roccaraso restò fiera della sua perfetta ospitalità e credo sia stato bene ricordare questa vicenda allo scadere dei suoi quarant’anni, con l’augurio che ci sia una qualsiasi altra bella occasione per ribadire: Roccaraso c’è!
Ugo Del Castello

















