Per la prima volta dalla nascita della Repubblica, a Castel di Sangro non sarà presente una lista riconducibile alla sinistra alle prossime elezioni comunali. Un’assenza che il Comitato per la Sinistra definisce “storica” e che viene letta come il segnale più evidente di una crisi politica profonda, culminata — secondo il documento diffuso nelle ultime ore — nel fallimento della rappresentanza progressista sul territorio.
Il Comitato fa trapelare la preoccupazione e lo sdegno per uno scenario politico che vede gli elettori di sinistra privati di un punto di riferimento elettorale. Una situazione giudicata senza precedenti nella storia amministrativa della città e che, secondo gli estensori del comunicato, certifica “l’irrilevanza” raggiunta negli ultimi anni da quell’area politica.
Nel mirino finisce soprattutto il Partito Democratico e, in particolare, il segretario regionale Daniele Marinelli, indicato come principale responsabile politico della mancata costruzione di una proposta alternativa. Il Comitato ricorda come, storicamente, dalle esperienze del PCI fino al PD, la sinistra abbia sempre partecipato alle elezioni comunali di Castel di Sangro, con il proprio simbolo o attraverso liste civiche chiaramente collocate nell’area progressista.
Questa volta, invece, nulla di tutto ciò è avvenuto.
Secondo il documento, Marinelli — anche nella sua veste di capogruppo uscente di minoranza dell’assise civica — avrebbe dovuto assumere un ruolo di guida e di aggregazione delle forze progressiste locali, insieme ai dirigenti territoriali del partito. “Spettava a lui federare un’area politica che a Castel di Sangro esiste ancora”, scrive il Comitato, facendo riferimento anche alla recente mobilitazione emersa attorno al referendum costituzionale e ai movimenti civici e sociali.
L’accusa è pesante: negli ultimi anni sarebbe mancata completamente una reale opposizione all’amministrazione cittadina, lasciando “campo libero alla passata, all’attuale e all’inevitabile futura amministrazione”. E oggi, sostengono gli attivisti, viene cancellata persino la speranza di una rappresentanza istituzionale di sinistra nel prossimo consiglio comunale. “Ci troviamo nell’imbarazzante decisione a dover scegliere o nell’impossibilità di farlo fra due liste, i capigruppo aderiscono apertamente a partiti di destra, a destra, contro o con destra”.
Il tono del comunicato diventa ancora più duro quando il Comitato parla di “patetiche autoassoluzioni” e di “nostalgici richiami al passato”, giudicati insufficienti davanti a una sconfitta politica così evidente. Secondo gli estensori, sarebbe stata necessaria “una seria autocritica” e “un sussulto di dignità politica”, accompagnati dall’assunzione di responsabilità per il risultato maturato.
Al contrario, si legge ancora, avrebbero prevalso “interessi personali” e logiche di conservazione politica, a scapito del rapporto con i cittadini e con il territorio.
Ma il documento non si limita alla denuncia. Nelle sue conclusioni il Comitato lancia anche un appello alla ricostruzione di una presenza politica progressista dal basso, attraverso movimenti, cittadini e realtà civiche impegnate sui temi sociali e democratici.
Un richiamo che guarda ai movimenti per la difesa della Costituzione, alle manifestazioni per Gaza, alle battaglie contro i totalitarismi e le guerre, fino alla tutela dei diritti economici e sociali. Per il Comitato, proprio da queste esperienze dovrebbe ripartire una nuova partecipazione politica capace di riportare la sinistra nei territori.
“Nessun luogo deve essere trascurato perché marginale”, si legge nel passaggio finale del documento. “Nessun territorio deve essere lasciato solo”. Parole che suonano come il tentativo di riaprire un dibattito politico in una città che, almeno per questa tornata elettorale, vedrà scomparire completamente la presenza organizzata della sinistra dalla competizione amministrativa.












