
Giocando con il titolo di una delle più famose commedie di William Shakespeare vogliamo rappresentare quanto acceduto nel teatro “Axum – Molinari Stadium” di Campobasso, mercoledì sera, nel secondo turno dei playoff di Serie C.
Una trasposizione rappresentata in tre atti che trae origine sia dalla genesi della stessa opera scritta dal Bardo inglese intorno al 1595 sia dalla successiva opera cinematografica. Una storia d’amore che si è intrecciata nelle varie anime che hanno attraversato la gara giocata in una sera di mezza primavera molisana, nel “Pineto” fatato del “Molinari”, dove il Dio del Calcio si è divertito con sapienti mani, a mescolare le carte dell’emozioni. Dall’avvilimento all’euforia, passando per la stizza, in 102 minuti.
Trama:
– 1° Atto “primo tempo”: nei primi quarantacinque minuti il Campobasso (voto 5) non è entrato mai nel vivo della commedia, ha svolto un ruolo da comprimario, quasi da comparsa. La scena è stata quasi totalmente riempita dai giovani attori abruzzesi i quali, con qualità e fresca gamba, hanno messo più volte in soggezione la compagnia rossoblù, arrivando con merito, a pochi minuti dal tramonto dell’atto, al primo colpo di scena (38′), il gol del vantaggio, che avrebbe regalato proprio alla squadra ospite il pass per il prosieguo della tournée teatrale dei playoff Turno Nazionale.
– 2° Atto “secondo tempo, fino al minuto 87”: durante il riposo, i nostri sono stati sicuramente invitati da mister Zauri a rileggere il copione, mal sceneggiato prima, tanto di rientrare in scena con un piglio più autorevole e autoritario (voto 7). Malgrado ciò, però, il gioco non decolla, le azioni da gol non arrivano. Con il passare dei minuti, sempre più maligni nei confronti del nostro apparato cardiaco, il Campobasso è costretto inevitabilmente a spostare in avanti il baricentro della squadra, lasciando ampi spazi al contropiede avversario il quale, vuoi per l’imperizia dei propri attaccanti, vuoi soprattutto per i guantoni miracolosi di “Tantaroba” Tantalocchi – in versione salvifica (voto 10+) – non sfrutta per chiudere la contesa. Fatalmente, nei cuori dei tifosi inizia ad albergare un leggera sensazione di avvilimento, si intravedono i vecchi fantasmi del passato quando il Campobasso, negli unici due precedenti e avendo lo stesso identico vantaggio del doppio risultato a disposizione, conobbe in entrambi i casi la mestizia della sconfitta per una rete a zero (Serie B, spareggi retrocessione, Napoli 5 luglio 1987: Campobasso-Lazio 0-1; Serie C2, playoff, Campobasso 3 giugno 2001: Campobasso-Sora 0-1). Avvilimento misto alla stizza per il comportamento ostruzionistico, al limite dell’antisportività, messo in scena sistematicamente dai pinetesi, non nuovi a questo tipo di atteggiamento; si vede che hanno imparato molto bene la parte del: “Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra”. Peccato però, perché la squadra di mister Tisci, formazione che gioca veramente un buon calcio, non avrebbe alcun bisogno di ricorrere a questi mezzucci da squadra da oratorio.
– 3° Atto (secondo tempo, finale di partita): il canto incessante e assordante della Curva Nord “Michele Scorrano” (voto 10), in versione polmoni di Enzo Maiorca e sempre più decisiva nei momenti di difficoltà della squadra, ha svegliato il Dio del Calcio, il quale ha deciso di premiare l’amore e la rinata passione di un’intera regione. Al minuto 88, con mitologica trasposizione, assume il corpo di “Cum grano” Salines, si porta all’interno dell’area di rigore abruzzese e lancia la saetta che trafigge la porta avversaria. Gooooool, dal Selvapiana parte un boato che raggiunge l’Olimpo, il Campobasso ha pareggiato, inizia la festa, che bellezza. Cala il sipario, lo spettacolo è terminato, a passare il turno siamo noi.


Cosa aggiungere? Domenica tutti allo stadio, sciarpa al collo e bandiera tra le mani, il sorteggio ci ha assegnato la lucana Potenza; senza pretesa alcuna, ma solo con uno sconfinato amore.
(Si ringrazia, per le foto, l’amico Francesco Passarelli)
Risultati e Prossimo turno:





















