A Roccamandolfi l’emergenza cinghiali è diventato un fenomeno sempre più invasivo che sta modificando la quotidianità dei cittadini e sollevando preoccupazioni concrete sul piano della sicurezza. Negli ultimi mesi, infatti, la presenza degli animali selvatici si è intensificata fino a spingersi stabilmente all’interno del centro abitato, in un contesto che fino a poco tempo fa, con l’esercizio della caccia, prima dell’istituzione del Parco Nazionale del Matese, sembrava al riparo da simili incursioni.
A lanciare l’allarme è stato il sindaco Giacomo Lombardi, che ha inviato una richiesta formale di intervento urgente alla Regione Molise, all’Osservatorio Habitat Fauna e al Comitato di gestione Provvisoria del Parco Nazionale del Matese per chiedere l’abbattimento selettivo.
Una richiesta motivata da una situazione che, giorno dopo giorno, appare sempre più difficile da gestire: gli avvistamenti si moltiplicano e avvengono con particolare frequenza in prossimità di scuole, parchi pubblici, impianti sportivi e aree residenziali, luoghi normalmente frequentati da bambini e famiglie.
Non si tratta più di episodi isolati. I cittadini segnalano attraversamenti improvvisi lungo le carreggiate, la presenza di interi branchi anche nelle ore diurne e danni evidenti a spazi verdi e strutture pubbliche. Scene che raccontano di un equilibrio ormai compromesso tra ambiente naturale e spazio urbano, dove la fauna selvatica si muove con sempre maggiore disinvoltura.
Il problema, sottolinea il primo cittadino, non è soltanto legato al disagio, ma assume i contorni di una vera emergenza per la pubblica incolumità. Il rischio di incidenti stradali è concreto, così come quello di possibili aggressioni o situazioni di pericolo soprattutto nelle aree più sensibili. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità, rappresentato dal profilo igienico-sanitario, che rende la questione ancora più urgente e complessa.
Da qui la richiesta di attivare con la massima rapidità tutte le misure previste dalla normativa vigente per il contenimento della popolazione di cinghiali, a partire dall’abbattimento selettivo degli esemplari, da effettuare secondo modalità e limiti stabiliti dalla legge. Un intervento che dovrebbe essere accompagnato da un coordinamento stretto tra polizia provinciale, autorità sanitarie e soggetti competenti, con azioni mirate soprattutto nelle zone urbane più esposte.
Ma l’emergenza che sta vivendo Roccamandolfi si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’intera area del Matese, dove negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo della popolazione di cinghiali. Alla base del fenomeno ci sono fattori noti: la mancanza di predatori naturali, l’abbondanza di cibo facilmente reperibile anche nei centri abitati e le trasformazioni ambientali che hanno progressivamente ridotto le barriere tra habitat selvatico e spazio urbano.
Per questo motivo, accanto agli interventi immediati richiesti dal Comune, emerge con forza la necessità di una strategia di lungo periodo, capace di affrontare il problema in modo strutturale. Il contenimento numerico, da solo, rischia infatti di non essere sufficiente se non accompagnato da politiche di gestione del territorio, monitoraggio costante e prevenzione.













