Il Teatro Savoia, nel suo anniversario più simbolico, i suoi primi 100 anni, si è trasformato in un laboratorio di memoria viva grazie alla presentazione del nuovo libro di Giuseppe Tabasso, ” I cento anni del teatro Savoia e la storia di un musicista“, autore dalla mente lucidissima e curiosa, nato come il Savoia nel 1926, ancora con l’energia intellettuale di un giovane cronista.
Non è stato un semplice incontro letterario guidato sapientemente dal giornalista Enzo
Luongo: è sembrato piuttosto un dialogo tra generazioni, un passaggio di testimone tra chi ha attraversato quasi tutto il Novecento e una città che continua a cercare il proprio baricentro culturale.
Tabasso, figlio del grande Lino Tabasso, musicista e compositore, anima culturale della città, capace di muoversi con naturalezza dall’opera al jazz, ha riportato alla luce una Campobasso che non si limita a ricordare, ma che pensa, elabora, interpreta. La sua narrazione non è mai nostalgica: è un esercizio di lucidità, un modo per rimettere in circolo idee, volti, atmosfere che hanno plasmato l’identità cittadina.
Il Savoia, nelle sue parole, non è solo il Teatro di Campobasso: è un organismo che respira insieme alla comunità, un ponte tra la Campobasso antica e quella murattiana, un luogo dove la città ha imparato a riconoscersi moderna già negli anni Venti.
Le fotografie d’epoca, i dettagli recuperati da archivi personali, gli episodi che solo un testimone diretto può raccontare, hanno restituito un secolo di vita culturale con una freschezza sorprendente.
Il momento più intenso è stato l’omaggio al padre Lino Tabasso, evocato non come figura monumentale ma come artista curioso, capace di lasciare un’impronta profonda nella sensibilità collettiva. Fu proprio lui, nel 1937, a fondare la Polifonica Monforte, un gruppo folkloristico destinato a diventare parte viva della
tradizione campobassana. Negli anni, la sua eredità fu raccolta da Antonio Socci, uno dei membri originari, che ne proseguì il cammino con passione e dedizione. Oggi quella stessa fiaccola è portata avanti da Rosa, figlia di Antonio, che ha voluto rendere omaggio ai Tabasso eseguendo, nella serata al Savoia, alcuni dei brani storici più cari alla memoria della città. Ad accogliere Giuseppe Tabasso erano presenti Sandro Arco della Fondazione Molise Cultura, Antonella Presutti, Presidente della stessa, Fabio Cofelice, Consigliere regionale, la sindaca di Campobasso Maria Luisa Forte e il Prefetto Mechela Lattarulo, oltre ad altre personalità presenti in platea. La serata ha confermato la missione che Tabasso porta avanti con rigore e ironia: custodire la memoria non per conservarla, ma per renderla fertile, perché ogni storia, se raccontata con intelligenza, diventa un seme per il futuro. E Campobasso, ascoltandolo, ha ritrovato un pezzo di sé. (Qui di seguito galleria fotografica di Rossella De Rosa).




























