Come era facilmente prevedibile si apre il “botta e risposta” tra l’Associazione Salviamo l’Orso e il COSPA Abruzzo innescatasi dalla vicenda della strage dei lupi e l’ipotesi della mafia dei pascoli.
A sollevare la questione è Dino Rossi, presidente del COSPA Abruzzo, che denuncia quella che definisce una “situazione anomala” legata all’affitto di circa 20 mila ettari di terreni pascolivi da parte dell’ente parco.
La vicenda nasce da un video pubblicato sui social dallo stesso Rossi, in cui si mette in discussione la gestione dei pascoli storicamente utilizzati dagli allevatori locali.
Secondo Rossi, l’intervento di Salviamo l’Orso sarebbe un “attacco gratuito”, arrivato in assenza di chiarimenti ufficiali da parte del Parco e non dal “suo difensore di ufficio”.
Il presidente del COSPA contesta alcune affermazioni contenute negli articoli di stampa e nelle prese di posizione, giudicate contraddittorie. “Si parla di notizie false – sostiene Rossi – ma allo stesso tempo si ammette che i pascoli sono stati acquisiti per evitare il sovrapascolamento”.
Al centro della disputa c’è anche la regolamentazione del pascolo. Rossi richiama la normativa vigente, in particolare il decreto ministeriale n. 1420/2015, che stabilisce criteri precisi per la gestione dei carichi di bestiame per ettaro.
“La legge prevede, tra l’altro, una densità minima di 0,2 UBA per ettaro su base annua, che può salire a 1,2 UBA/ha in caso di pascolamento concentrato in un periodo minimo di 60 giorni.”
Secondo il COSPA, queste regole dimostrerebbero che il problema del sovrapascolamento è già disciplinato da tempo e non giustificherebbe interventi come l’affitto massiccio dei terreni. Biodiversità e fondi europei
Un altro punto critico riguarda il concetto di biodiversità e l’utilizzo dei fondi europei. Rossi cita il programma LIFE dell’Unione Europea, destinato alla tutela ambientale, mettendo in dubbio l’effettiva necessità e trasparenza di alcune iniziative.
Nel comunicato di Cospa Abruzzo si evidenzia anche una critica più ampia all’uso del termine “biodiversità”, definito come un concetto “di moda” che rischierebbe di essere utilizzato in modo strumentale, a discapito delle attività tradizionali come l’allevamento brado, ritenuto invece storicamente fondamentale per la conservazione dell’ambiente.
Il COSPA Abruzzo, in sostanza, chiede ora una risposta formale da parte del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise su due questioni principali: la gestione dei 20 mila ettari di pascoli e il cosiddetto “fascicolo aziendale ad importo zero”.













