In occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il Coordinamento Nazionale CFU – Caregiver Familiari Uniti ha promosso una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il documento, sottoscritto da 746 caregiver familiari provenienti da tutta Italia, porta all’attenzione delle istituzioni una realtà che coinvolge milioni di persone impegnate quotidianamente nell’assistenza ai propri familiari non autosufficienti.
La scelta della data non è casuale. Mentre il Paese celebra i valori fondanti della Repubblica – dignità, uguaglianza, solidarietà e diritto al lavoro – i caregiver familiari chiedono che quegli stessi principi vengano applicati anche a chi svolge, spesso nel silenzio delle mura domestiche, un’attività di cura essenziale per il funzionamento del sistema sociale e sanitario italiano.
«Noi siamo i caregiver familiari. Siamo quelli che ogni giorno assistono figli, genitori, coniugi e familiari non autosufficienti», scrivono i firmatari rivolgendosi al Capo dello Stato. Una condizione che, secondo il Coordinamento, interessa almeno un milione di persone, per il 90% donne, molte delle quali hanno dovuto rinunciare al lavoro, alla vita sociale e spesso alla propria salute per assistere i propri cari.
Nella lettera viene evidenziato come il lavoro di cura svolto dai caregiver rappresenti un sostegno fondamentale per il welfare nazionale, consentendo allo Stato di risparmiare ogni anno ingenti risorse economiche. Un impegno continuo, spesso garantito 24 ore su 24, che tuttavia non gode ancora di un riconoscimento pieno né di adeguate tutele sul piano lavorativo, previdenziale e sociale.
«Non veniamo considerati lavoratori», denunciano i caregiver, sottolineando come la loro attività resti frequentemente esclusa anche dalle rilevazioni statistiche e dai questionari occupazionali. Una situazione che alimenta un senso di invisibilità e di isolamento istituzionale.
L’appello al Presidente Mattarella assume così un valore simbolico e politico. «Chi più di Lei può ascoltare, difendere e dare voce ai cittadini più invisibili del nostro Paese?», si legge nel documento. I firmatari chiedono che la Repubblica riconosca finalmente il valore sociale, economico e umano del lavoro di cura familiare, affinché nessun caregiver venga lasciato solo.
Al centro delle richieste vi è anche il percorso legislativo attualmente in corso alla Camera dei Deputati per l’approvazione di una legge nazionale sul caregiver familiare. Secondo il Coordinamento CFU, il provvedimento dovrà essere in grado di rappresentare tutte le diverse realtà della cura familiare: dai genitori di figli con disabilità gravissima ai caregiver di anziani, di persone affette da malattie rare, neurodegenerative, oncologiche o psichiatriche.
«Nessun caregiver familiare deve essere escluso da un riconoscimento che riguarda dignità, diritti e cittadinanza», affermano i sottoscrittori, ribadendo di non chiedere privilegi ma il superamento di una condizione di invisibilità che dura da decenni.
Il messaggio conclusivo della lettera è carico di significato proprio nel giorno della Festa della Repubblica: «Un caregiver non smette mai. Nemmeno di notte. Nemmeno nei giorni di festa. Nemmeno il 2 giugno». Un richiamo che intreccia il senso della cura con quello della cittadinanza e che invita le istituzioni a riconoscere il contributo di chi, ogni giorno, sostiene la vita delle persone più fragili.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, la voce dei caregiver familiari si leva dunque come una richiesta di ascolto e di riconoscimento. Un appello che, nelle intenzioni dei promotori, vuole trasformare l’invisibilità in consapevolezza e aprire una nuova stagione di diritti per chi si prende cura degli altri senza mai potersi fermare.












