C’è un luogo, nella media Val di Sangro, dove la cucina non rappresenta soltanto un mestiere o un patrimonio gastronomico, ma costituisce un autentico tratto identitario, una vocazione tramandata di generazione in generazione. È Villa Santa Maria, universalmente riconosciuta come la patria dei cuochi, un borgo che ha saputo trasformare il sapere culinario in cultura, memoria e prestigio internazionale.
Le radici della tradizione dei Cuochi Villesi affondano in un passato lontano, intrecciandosi con le vicende umane e professionali di uomini che, attraverso il proprio talento, hanno portato il nome del paese nei più importanti contesti della ristorazione italiana ed estera. Una storia fatta di sacrificio, disciplina, creatività e spirito di appartenenza che ancora oggi continua a vivere e a rinnovarsi.
A custodire, valorizzare e proiettare nel futuro questa straordinaria eredità è l’Associazione Custode della Tradizione, presieduta dall’inossidabile Claudio Pellegrini, realtà che opera con passione e instancabile dedizione sul territorio, assumendo il delicato compito di preservare un patrimonio immateriale di inestimabile valore. In stretta sinergia con la Fondazione Peppino Falconio, l’associazione si è affermata negli anni come uno dei principali punti di riferimento nella tutela dell’identità gastronomica villese, promuovendo iniziative culturali, momenti di approfondimento e occasioni di incontro tra generazioni differenti.
Il suo impegno va ben oltre la semplice celebrazione della memoria: Custode della Tradizione agisce come un vero ponte tra passato e futuro, convinta che le tradizioni sopravvivano solo quando riescono a dialogare con il presente e ad affidarsi alle mani di chi saprà interpretarle nel domani.
È proprio con questo spirito che, ogni anno nel mese di giugno, l’associazione dedica un appuntamento speciale ai giovani talenti che, formatisi a Villa Santa Maria, continuano a diffondere nel mondo l’eccellenza della scuola culinaria villese.
Un omaggio sentito alle nuove generazioni di professionisti che, pur confrontandosi con le sfide di una gastronomia contemporanea in continua evoluzione, restano profondamente legati ai valori trasmessi dai loro maestri.
Protagonista assoluto dell’edizione 2026 è stato l’Istituto Alberghiero “G. Marchitelli”, storica e prestigiosa fucina di professionisti del gusto, autentico laboratorio di formazione dove competenze tecniche, cultura dell’accoglienza e rigore professionale si fondono da decenni per dare vita a figure di altissimo profilo.
Proprio tra le mura dell’istituto, lo scorso 5 giugno, si è svolto un intenso e partecipato doppio appuntamento promosso dall’Associazione Custode della Tradizione.
Il primo momento, dal forte valore simbolico ed emotivo, è stato il convegno “La Brigata del Cielo”, iniziativa nata per rendere omaggio ai grandi chef che hanno scritto pagine indelebili della storia gastronomica villese.
Quest’anno il ricordo più commosso è stato dedicato a Domenico Pace Stanziani, affettuosamente conosciuto da tutti come “Pacitto“: straordinario interprete dell’arte culinaria e storico docente del Marchitelli, capace di formare intere generazioni di cuochi attraverso l’esempio quotidiano, la competenza tecnica e una rara umanità.
Il suo insegnamento continua ancora oggi a vivere nei gesti, nella professionalità e nei valori dei tanti allievi che hanno avuto il privilegio di apprendere da lui.
Il secondo appuntamento ha rappresentato il culmine della giornata: la Cerimonia di Consegna del Collare Custode della Tradizione 2026, riconoscimento divenuto negli anni simbolo di eccellenza, responsabilità e appartenenza.
A ricevere l’ambìto collare sono stati cinque giovani professionisti, tutti ex studenti del Marchitelli, che già si distinguono per competenza, passione e dedizione nel proprio percorso lavorativo: Eleonora Di Florio, Corrado Festa, Emmanuel Minosse, Francesco Colanero e Matteo Crisanti.
Non una semplice premiazione, ma un autentico rito di passaggio. Attraverso il conferimento del Collare, l’associazione affida idealmente ai nuovi insigniti il compito di custodire e reinterpretare un patrimonio che appartiene all’intera comunità.
Un’eredità fatta di tecnica, sacrificio, rispetto delle materie prime, disciplina professionale e profondo senso di identità territoriale.
Le testimonianze e i percorsi dei cinque giovani cuochi hanno saputo emozionare il pubblico presente, offrendo la dimostrazione concreta di come la tradizione villese non sia una nostalgica celebrazione del passato, bensì una realtà viva, dinamica e capace di evolversi senza smarrire le proprie radici.
In un’epoca in cui il rischio dell’omologazione culturale appare sempre più evidente, l’opera dell’Associazione Custode della Tradizione assume un significato ancora più prezioso. Custodire significa ricordare, ma anche educare; significa tramandare il sapere, promuovere il merito e investire sui giovani affinché diventino ambasciatori consapevoli della propria storia.
Villa Santa Maria continua così a raccontare se stessa attraverso i suoi cuochi: uomini e donne che trasformano il cibo in linguaggio universale, interpreti di una tradizione secolare che non smette di rinnovarsi.
I nuovi Custodi della Tradizione sono pronti a raccogliere il testimone. E il futuro della cultura culinaria villese appare oggi, più che mai, affidato a mani competenti, entusiaste e profondamente innamorate delle proprie origini.













