Una presa di posizione netta, senza margini per compromessi. I sindaci di Agnone, Isernia, Termoli e Cerro al Volturno lanciano un duro attacco contro il nuovo Piano Operativo Sanitario della Regione Molise, definendolo un provvedimento che rischia di compromettere in maniera irreversibile l’accesso alle cure per migliaia di cittadini.
Secondo Daniele Saia, Piero Castrataro, Nico Balice e Remo Di Ianni, il documento rappresenta una visione esclusivamente contabile della sanità, incapace di tenere conto delle peculiarità territoriali, demografiche e sociali del Molise. Una pianificazione che, a loro avviso, sacrifica i servizi essenziali sull’altare dei numeri e dei parametri ministeriali, ignorando le reali esigenze delle comunità locali.
Al centro delle contestazioni vi sono alcune delle misure più controverse previste dal Piano. Tra queste, la soppressione del punto nascite dell’ospedale Veneziale di Isernia, una decisione che, secondo gli amministratori, priverebbe un’intera provincia di un presidio fondamentale per garantire la sicurezza delle future madri e dei neonati. Una scelta che viene interpretata come un ulteriore segnale di impoverimento dell’offerta sanitaria territoriale.
Forte preoccupazione viene espressa anche per il destino del servizio di emodinamica dell’ospedale San Timoteo di Termoli. Per i sindaci, la chiusura del reparto rappresenterebbe un grave rischio soprattutto per il basso Molise, territorio che durante la stagione estiva registra una significativa crescita della popolazione grazie ai flussi turistici. In presenza di patologie tempo-dipendenti, come l’infarto miocardico, la rapidità dell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte, sottolineano gli amministratori.
Le critiche investono inoltre la prevista riconversione dell’ospedale Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità. Una trasformazione che, secondo i firmatari della nota, comporterebbe un progressivo svuotamento delle funzioni ospedaliere della struttura, con conseguenze particolarmente pesanti per l’Alto Molise. Un territorio già segnato dal fenomeno dello spopolamento e dalla difficoltà nei collegamenti, che rischierebbe di perdere un presidio sanitario considerato strategico per la sopravvivenza delle aree interne.
Nel mirino dei sindaci finisce anche la riduzione delle guardie mediche distribuite sul territorio regionale. Una scelta che, a loro giudizio, indebolirebbe ulteriormente la rete dell’assistenza di prossimità, lasciando numerosi piccoli centri senza quel primo livello di risposta sanitaria che spesso rappresenta l’unico riferimento immediatamente accessibile ai cittadini.
«Non possiamo accettare che il diritto alla salute venga subordinato esclusivamente a criteri numerici», affermano i quattro amministratori, ricordando come il Molise presenti caratteristiche uniche rispetto ad altre realtà italiane: una conformazione geografica complessa, una popolazione mediamente più anziana e infrastrutture viarie che rendono difficili e lunghi gli spostamenti verso i principali centri ospedalieri.
Per i sindaci, applicare rigidamente i parametri previsti dalla normativa nazionale senza tenere conto delle specificità territoriali significherebbe creare una disparità sostanziale tra cittadini, generando una sorta di “sanità a due velocità”. Un rischio che, sostengono, contrasterebbe con il principio costituzionale che riconosce la tutela della salute come diritto fondamentale di ogni individuo e interesse della collettività.
Da qui l’appello rivolto alle istituzioni regionali e nazionali affinché venga aperto un confronto concreto sul futuro della sanità molisana. L’obiettivo è ottenere deroghe e soluzioni capaci di garantire la permanenza dei servizi essenziali nelle aree più fragili del territorio.












