A ottantasei anni da una delle pagine più dolorose e meno conosciute della storia dell’emigrazione italiana, torna alla luce la tragedia dell’Arandora Star, il transatlantico britannico affondato il 2 luglio 1940 al largo delle coste dell’Irlanda del Nord. In quel drammatico naufragio persero la vita 865 persone, tra cui oltre 440 italiani, internati e deportati verso il Canada dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.
Una vicenda rimasta a lungo ai margini della memoria collettiva, ma che oggi trova nuova attenzione grazie alla pubblicazione del volume I molisani dell’Arandora Star, edito da Tgbook Editore e di prossima uscita. L’autore, Giuseppe De Dona, ufficiale della Guardia di Finanza in congedo e appassionato di ricerca storica, ricostruisce gli eventi che portarono alla tragedia, concentrando il proprio lavoro sulle storie dei molisani coinvolti nel naufragio.
La vicenda prende avvio il 10 giugno 1940, quando Benito Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Migliaia di italiani residenti da anni nel Regno Unito, molti dei quali perfettamente integrati, vennero improvvisamente considerati “stranieri nemici”, arrestati e internati. Tra loro anche i passeggeri dell’Arandora Star, una nave da crociera trasformata in trasporto militare che salpò da Liverpool il 1° luglio 1940 con a bordo italiani, tedeschi e austriaci diretti nei campi di internamento canadesi.
Alle prime ore del mattino del giorno successivo, il piroscafo venne silurato da un sommergibile tedesco. L’affondamento provocò una delle più gravi tragedie civili della guerra, destinata a segnare profondamente la storia dell’emigrazione italiana.
Particolarmente significativo è il contributo offerto dal volume di De Dona, che ricostruisce le vicende di 14 molisani coinvolti nel disastro. Otto di loro persero la vita nelle gelide acque dell’Atlantico, mentre altri sei riuscirono a salvarsi. Attraverso un lungo lavoro di ricerca condotto nei comuni della provincia di Isernia e successivamente in Scozia, dove l’autore è riuscito a rintracciare i discendenti di alcune vittime, emergono documenti, testimonianze, fotografie e dettagli biografici che restituiscono identità e dignità a uomini troppo a lungo dimenticati.
Il volume si propone così non solo come un’opera di ricostruzione storica, ma anche come un omaggio alla memoria di quei lavoratori emigrati che, pur vivendo da anni lontano dall’Italia, finirono travolti dalle conseguenze della guerra.
La pubblicazione è impreziosita dalla prefazione della sindaca di Filignano, Federica Cocozza, e dalla presentazione del professor Giuseppe Iglieri, ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise. Completano il lavoro le testimonianze dei familiari delle vittime e di quanti, negli anni, hanno contribuito a mantenere viva la memoria di questa tragedia.
Nel frattempo cresce anche il riconoscimento istituzionale della vicenda. Lo scorso 12 febbraio, la Camera dei Deputati ha approvato quasi all’unanimità la proposta di legge per l’istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’Arandora Star, con 262 voti favorevoli e un solo astenuto. Il provvedimento è ora all’esame del Senato per l’approvazione definitiva.
La data individuata è quella dell’11 ottobre, giorno della scomparsa, nel 2013, del Cavaliere Rando Bertoia, ultimo sopravvissuto italiano del naufragio, morto all’età di 93 anni.
Considerata la prima grande strage di civili italiani verificatasi dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, quella dell’Arandora Star rappresenta ancora oggi uno dei capitoli più tragici dell’emigrazione italiana. A distanza di 86 anni, studi come quello di Giuseppe De Dona contribuiscono a riportare alla luce una storia rimasta troppo a lungo nell’ombra, restituendo voce e memoria alle vittime e alle loro famiglie.












