Si riapre il dibattito sul riconoscimento dei caregiver familiari. Dopo mesi di attesa, il 1° luglio sono ripresi alla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati i lavori sugli emendamenti ai quattordici disegni di legge dedicati al riconoscimento giuridico, previdenziale ed economico di chi assiste quotidianamente un familiare non autosufficiente.
Dal Molise arriva una presa di posizione netta del Coordinamento Nazionale Caregiver Familiari Uniti (CFU), affidata alla referente regionale Monica Di Filippo, presidente dell’Associazione Genitori Arcobaleno OdV di Venafro, che invita il Parlamento ad approvare una riforma capace di garantire tutele concrete e non un semplice riconoscimento formale.
«Non ci serve un inizio. Ci serve una legge vera», afferma Di Filippo. «Il lavoro di cura svolto dai caregiver deve essere finalmente riconosciuto come lavoro, con pieni diritti previdenziali e assistenziali.»
In Italia i caregiver familiari sono oltre sette milioni, dei quali più di due milioni prestano assistenza continuativa per oltre venti ore alla settimana. Nove su dieci sono donne, spesso costrette a ridurre o abbandonare il proprio impiego per assistere un genitore, un figlio o un coniuge con disabilità o grave non autosufficienza.
Una situazione particolarmente delicata in Molise, seconda regione più anziana d’Italia, con un indice di vecchiaia pari a 261,9 anziani ogni 100 giovani. Applicando i dati nazionali, si stimano oltre 12 mila caregiver familiari nella regione, circa 3.500 nella sola provincia di Isernia. Nelle aree interne, dove i servizi domiciliari risultano spesso insufficienti, il peso dell’assistenza ricade quasi esclusivamente sulle famiglie.
Attualmente la Commissione Affari Sociali, presieduta dal deputato Ugo Cappellacci, sta esaminando quattordici proposte di legge. Tuttavia il Coordinamento CFU esprime forti perplessità sull’impianto della riforma attualmente in discussione.
Secondo le associazioni, il rischio è quello di approvare una “legge manifesto”, che si limiti a riconoscere formalmente la figura del caregiver e a prevedere un contributo economico fino a 400 euro riservato esclusivamente ai nuclei con ISEE inferiore a 3.000 euro, senza affrontare le questioni considerate essenziali.
Tra le richieste avanzate figurano il riconoscimento dei contributi figurativi pieni, adeguate tutele previdenziali, l’indennità di malattia e il riconoscimento del lavoro di cura come attività socialmente ed economicamente rilevante. Per il Coordinamento, anche il disegno di legge quadro approvato dal Governo lo scorso 12 gennaio viene giudicato insufficiente rispetto alle reali esigenze delle famiglie.
Parallelamente al confronto parlamentare prosegue anche la mobilitazione della società civile. È infatti attiva una petizione nazionale per chiedere il pieno riconoscimento del caregiver familiare come lavoratore.
L’Associazione Genitori Arcobaleno OdV di Venafro continua inoltre a raccogliere le testimonianze delle famiglie molisane che vivono quotidianamente l’esperienza dell’assistenza a un proprio caro, con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni storie e bisogni spesso invisibili.
Per il Coordinamento Caregiver Familiari Uniti, il momento è decisivo: dopo anni di attesa, il Parlamento è chiamato a trasformare un riconoscimento formale in una legge capace di garantire diritti, dignità e sostegno concreto a milioni di cittadini che ogni giorno si prendono cura dei propri familiari.













