L’estate turistica 2026 si è aperta con un rallentamento che interessa soprattutto il mercato interno. A evidenziarlo sono due indagini realizzate da Bed-and-Breakfast.it, una rivolta ai viaggiatori e l’altra ai gestori di strutture extralberghiere, che delineano un quadro in cui la domanda non sembra essere venuta meno, ma appare più prudente e ritardata rispetto agli anni precedenti.
Secondo il sondaggio condotto tra il 1° e il 4 luglio su 1.390 gestori di bed and breakfast, affittacamere, case vacanza e altre strutture extralberghiere, il 63,6% dichiara di registrare meno prenotazioni rispetto all’estate 2025. Il fenomeno interessa in modo pressoché uniforme tutto il Paese, segnale che non si tratta di una criticità circoscritta a specifiche aree geografiche.
A soffrire maggiormente sono le grandi città d’arte. fanno registrare oltre il 70% di strutture che segnalano una flessione delle prenotazioni. La differenza più marcata emerge però osservando la provenienza degli ospiti: il calo interessa il 67,5% delle strutture che lavorano prevalentemente con clientela italiana, contro il 56,2% di quelle orientate soprattutto al turismo internazionale. In altre parole, il mercato estero continua a sostenere il comparto, mentre a mancare è soprattutto la domanda delle famiglie italiane.
Tra le principali cause indicate dagli operatori figurano l’aumento dell’offerta di strutture ricettive, l’incertezza dello scenario internazionale e, soprattutto, la riduzione del potere d’acquisto. La preoccupazione più diffusa resta però la scarsità delle richieste, indicata da quasi quattro gestori su dieci.
Un elemento utile per interpretare questi dati arriva dal sondaggio realizzato nella prima settimana di giugno su 2.372 viaggiatori. All’inizio dell’estate, infatti, il 30,5% degli intervistati non aveva ancora deciso né la destinazione né il periodo delle vacanze. Allo stesso tempo, il 57% dichiarava di voler trascorrere la vacanza principale in Italia, senza rinunciare alle ferie nonostante il rincaro dei costi di viaggio.
Le strategie adottate dai viaggiatori sembrano quindi essere altre: soggiorni più brevi, destinazioni meno costose o prenotazioni rinviate. Una tendenza che potrebbe spiegare almeno in parte il rallentamento registrato dalle strutture ricettive nelle prime settimane della stagione. Il caldo eccezionale di giugno e l’allungamento della stagione turistica, che ormai in molte destinazioni si estende fino a settembre inoltrato e ottobre, potrebbero infatti favorire una redistribuzione dei flussi nei mesi successivi.
«I numeri rilevati a inizio luglio sono una fotografia, non una sentenza», osserva Giambattista Scivoletto, fondatore e CEO di Bed-and-Breakfast.it. «La nostra previsione è che la stagione non si sia persa ma spostata in avanti. Se il rallentamento era un rinvio e non una rinuncia, lo vedremo già nelle prossime settimane. Ciò che invece emerge con chiarezza è un cambiamento più profondo: il potere d’acquisto delle famiglie italiane si è ridotto e le piccole strutture diffuse sul territorio, che da quella spesa dipendono direttamente, stanno pagando il prezzo maggiore».
Le due rilevazioni sono state effettuate su campioni auto-selezionati e, come precisato dagli autori, rappresentano un’indicazione del sentiment delle categorie coinvolte piuttosto che una stima statistica dell’intero mercato. Nel loro insieme, tuttavia, restituiscono l’immagine di un’estate iniziata con prudenza, nella quale la domanda turistica appare più orientata a rimandare e ricalibrare le scelte di viaggio che a rinunciare alle vacanze.













