Una vicenda definita “profondamente dolorosa”, che ha suscitato emozione e polemiche, sulla quale il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha deciso di fare chiarezza.
Con un articolato comunicato, l’Ente interviene sulla morte dei cuccioli di lupo nati nei mesi scorsi all’interno dell’Area faunistica di Civitella Alfedena, ricostruendo quanto accaduto e annunciando interventi per rafforzare la sicurezza della struttura.
Il Parco spiega di aver atteso prima di rendere pubblici i dettagli della vicenda per consentire le necessarie verifiche. In passato, infatti, alcune cucciolate ritenute disperse erano state successivamente ritrovate, grazie alla naturale tendenza dei piccoli a rifugiarsi nelle zone più riparate dell’area.
Secondo quanto ricostruito, dopo la nascita i cuccioli erano stati sistemati insieme alla madre in uno spazio separato, come previsto dai protocolli adottati negli anni per garantire tranquillità durante le prime settimane di vita.
Il monitoraggio è stato volutamente svolto mantenendo una certa distanza, per evitare interferenze con il comportamento della lupa e dei piccoli, circostanza che però non ha consentito un controllo continuo del numero esatto dei cuccioli presenti.
L’elemento decisivo sarebbe stato il passaggio di alcuni lupetti attraverso un punto della recinzione interna. Un varco che, pur non avendo mai creato problemi nella gestione degli esemplari adulti, si è rivelato vulnerabile rispetto alle dimensioni e ai comportamenti dei cuccioli.
Una criticità che, sottolinea il Parco, non si era mai manifestata nei circa cinquant’anni di attività dell’Area faunistica.
Una volta raggiunta la zona occupata dal branco, i piccoli sono entrati in contatto con gli altri lupi ospitati nella struttura. Le dinamiche sociali tipiche della specie hanno avuto un esito drammatico: i cuccioli non sono stati accettati dal gruppo o da uno dei suoi componenti e sono morti.
Analoga sorte è toccata anche all’ultimo cucciolo superstite. Dopo il completamento dello svezzamento, spiegano i responsabili del Parco, non era più possibile mantenerlo isolato dalla madre e dal resto degli animali.
L’inserimento nel branco rappresentava un passaggio inevitabile, ma dall’esito non completamente prevedibile, proprio per la complessità delle relazioni gerarchiche che caratterizzano i lupi.
Nel comunicato il Parco ricorda che le aree faunistiche ospitano animali che non possono essere reintrodotti in natura e che la gestione di specie sociali come il lupo comporta decisioni delicate e variabili difficilmente controllabili. Episodi di mortalità dei cuccioli, viene inoltre precisato, si sono verificati anche in passato durante la lunga storia della struttura.
L’Ente non nasconde le proprie responsabilità nell’aver individuato una vulnerabilità della recinzione interna e assicura che quanto accaduto porterà a una revisione delle misure di gestione e di sicurezza, così da evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
Nella parte finale della nota, il Parco invita a evitare ricostruzioni parziali e giudizi affrettati alimentati dal dibattito sui social network. «Chiedere spiegazioni a un ente pubblico è doveroso e legittimo – sottolinea il comunicato – ma vicende complesse come questa richiedono tempi adeguati per essere comprese».
L’obiettivo, conclude il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è fare tesoro dell’accaduto, correggere le criticità emerse e continuare il lavoro quotidiano di tutela della fauna selvatica, assumendosi la responsabilità di una vicenda che ha profondamente colpito il personale impegnato nella gestione degli animali e tutti coloro che seguono da vicino la conservazione del lupo.












