I laghi italiani stanno attraversando una fase di crescente sofferenza. La combinazione tra crisi climatica, inquinamento e pressione delle attività umane sta compromettendo l’equilibrio degli ecosistemi lacustri, riducendone la capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali e di garantire servizi fondamentali per il territorio. È il quadro tracciato da Legambiente nel nuovo rapporto nazionale “Laghi sotto pressione”, presentato durante una tappa della campagna Goletta dei Laghi.
L’analisi prende in esame dieci importanti bacini della Penisola – dal Lago Maggiore al Lario, dal lago d’Iseo al Trasimeno, fino ai laghi Albano, Nemi, Occhito (Molise), Pertusillo, Pergusa e Omodeo – evidenziando una situazione sempre più critica. I laghi del Nord risultano quelli maggiormente sotto pressione, ma anche quelli del Centro e del Sud mostrano segnali di forte vulnerabilità. Qui il commento di Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente.
Tra i fenomeni più preoccupanti emergono il progressivo abbassamento dei livelli idrici e l’aumento della temperatura delle acque. Il Lago Maggiore ha perso in pochi giorni decine di milioni di metri cubi d’acqua, mentre il Lario e il lago d’Iseo registrano livelli di riempimento sempre più ridotti. Anche il Trasimeno continua a soffrire una significativa diminuzione del livello idrometrico, con ripercussioni sulla navigazione e sull’intero equilibrio dell’ecosistema. Nei laghi laziali di Albano e Nemi, invece, negli ultimi quarant’anni sono andati perduti oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua.
L’incremento delle temperature superficiali rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Secondo i dati riportati nel dossier, tutti i principali laghi monitorati registrano valori superiori alle medie climatiche degli ultimi decenni. Acque più calde favoriscono alterazioni degli habitat naturali, proliferazione di alghe e perdita di biodiversità, rendendo gli ecosistemi sempre più vulnerabili agli eventi meteorologici estremi.
Alla crisi climatica si aggiungono le criticità legate all’inquinamento. Fertilizzanti, pesticidi, scarichi civili e industriali continuano a compromettere la qualità delle acque. In alcuni bacini sono stati rilevati anche PFAS, sostanze chimiche persistenti ormai inserite tra gli inquinanti da monitorare a livello europeo, insieme a microplastiche, residui farmaceutici e pesticidi.
Secondo Legambiente, la salute dei laghi dipende dalla capacità di affrontare contemporaneamente emergenza climatica e pressione antropica. L’associazione chiede al Governo di rafforzare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, giudicato ancora insufficiente sul fronte della tutela degli ecosistemi lacustri, prevedendo maggiori investimenti e una strategia coordinata tra le Autorità di bacino.
Tra le undici proposte avanzate figurano il miglioramento dei sistemi di depurazione, una gestione più efficiente della risorsa idrica, il recupero delle falde, la riduzione del consumo di suolo, il contenimento dell’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi e l’adozione di soluzioni basate sulla natura per aumentare la resilienza dei territori.
Il rapporto dedica inoltre un focus ai laghi d’alta quota, particolarmente esposti agli effetti dello scioglimento dei ghiacciai e della degradazione del permafrost. Il progressivo ritiro delle masse glaciali sta modificando l’alimentazione di questi bacini e, in alcune aree alpine, ha già determinato la formazione di numerosi nuovi laghi glaciali.
Accanto alle criticità non mancano esempi virtuosi. Il dossier richiama le esperienze del Lago Maggiore, dove un sistema di depurazione diffuso contribuisce a mantenere buono lo stato ecologico delle acque, gli interventi di rinaturalizzazione del lago di Massaciuccoli e il percorso di recupero del lago d’Orta, oggi sostenuto da un monitoraggio scientifico continuo.
Per Legambiente il messaggio è chiaro: la tutela dei laghi non riguarda soltanto la conservazione della biodiversità, ma rappresenta una priorità per garantire disponibilità di acqua, sicurezza ambientale e qualità della vita. Senza interventi tempestivi e una pianificazione lungimirante, gli ecosistemi lacustri rischiano di perdere progressivamente la loro capacità di resistere agli effetti della crisi climatica.












